lunedì 25 aprile 2016

L'Abruzzo lento e selvaggio - Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga


In macchina, sullo scorcio di questo nuovo inverno che arriva a primavera, decidemmo ieri di percorrere strade abruzzesi più lontane rispetto al nostro punto di partenza.

Lo abbiamo fatto con quella lentezza che fa assaporare l'aria umida, pregna della pioggerella sottile che non spaventa e non bagna. Lascia solo passare qualche fremito.



Risalimmo, con dolcezza, il pendio appenninico che si circoscrive all'interno dei Monti della Laga.
Lì, dove la natura si inerpica nella sua originaria pendenza selvaggia. 
Istintivo il paesaggio, persino nelle strade poco calpestate, soprattutto nell'ora pomeridiana del riposo festivo.

Abbiamo incontrato il cielo, mentre cambiava i suoi colori nel bianco e nel nero, per predisporsi alla domenica insolita di aprile.

Il silenzio non si adattava a quel trambusto di sfumature vivaci.
Ho acceso la radio, cambiando spesso stazione, finché una melodia di altri tempi si è aggiustata a fare da sotto fondo audio alla nostra gita insolita.

Mentre le note accompagnavano, gli occhi si perdevano in quel paesaggio che pare appartenere ad un periodo passato. Un'epoca perfetta, in cui non c'è fretta, non c'è necessità impellente.
Mi è sembrato che quel tempo fosse a metà, fra noi e l'antico: una meraviglia da misurare con l'udito e con l'olfatto, oltre che con la vista.

L'atmosfera tranquilla mi ha drenato le emozioni, facendomi rifugiare i pensieri in quell'angolo che si era liberato, finalmente, fra le mie innumerevoli ambasce del quotidiano.

Ho liberato le idee, facendole salire lì, dove quelle gradazioni andavano annerendosi.

Ho rincorso i passaggi del cuore.
Ho percorso la strada senza asfalto.
Ho guardato gli animali al pascolo ed intravisto quelli liberi che si nascondevano fra gli arbusti.



Paesaggio semplice ma calore senza misura.

Questo è l'Abruzzo selvaggio, che non si è lasciato toccare troppo dalle necessità moderne.
Questo è l'Abruzzo meraviglioso, di altri tempi e pur di oggi.
Ritornerò presto su queste terre autentiche.

Concetta D'Orazio




domenica 17 aprile 2016

Alba d'Abruzzo



Ti aspetto così, fra qualche ora, alba d'Abruzzo.

Ti invoco, in poche sillabe, con quei tuoi tubi di rami in fiore.
Accompagnami adesso, luce imminente, affinché possa godere del poco sonno, senza più contare a lungo.

Stanchezza mi è amica. Tu la saprai cancellare. 
Domani. Tra poco.

Saluterò già quel pallore di sole.
Arrivederci, a dopo.
Alba abruzzese di tutti i giorni.

Concetta D'Orazio



lunedì 11 aprile 2016

Riflessioni a tempo - Intelligenza

Misurate l'intelligenza delle persone sulla base del rispetto che hanno nei confronti del prossimo.

mercoledì 30 marzo 2016

Buongiorno d'Abruzzo: il Santuario di Ercole Curino

Vi saluto oggi, con una foto di uno dei siti archeologici d'Abruzzo: il Santuario di Ercole Curino nel comune di Sulmona.



Trovate qui l'articolo completo.

martedì 29 marzo 2016

Dolci d'Abruzzo: pizzelle



Sempre presenti sulla tavola d'Abruzzo, a fine pranzo, a merenda, nel buffet di ogni ricorrenza, fra i dolci tipici abruzzesi ci sono le pizzelle (qui la ricetta).
Anime morbide di uova, farina, olio e zucchero, cotte con il caratteristico ferro (qui).

Nella nostra regione hanno nomi e consistenze diverse: pizzelle, ferratelle, neole (appellativo più antico).

In questo blog ho scritto spesso delle pizzelle, così pure nei miei libri, dolci che mi danno da sempre l'idea di casa, di famiglia e di tradizione.



sabato 19 marzo 2016

Zeppole di San Giuseppe - La ricetta e i vari passaggi



Avevo già scritto, in passato, un articolo (che trovate a questo link) sul dolce simbolo della festa del papà: le zeppole di San Giuseppe.
Oggi vorrei accompagnarvi in cucina, con le foto dei vari passaggi per la realizzazione di questi buonissimi dolci.

Ingredienti per la base

300 gr. di farina
300 ml. di acqua
200 gr. di burro
tre cucchiai abbondanti di zucchero
un grosso pizzico di sale
5 uova
zucchero a velo

Ingredienti per la crema pasticcera

6 tuorli
200 gr di zucchero
100 gr. di farina
800 ml. di latte
buccia grattugiata i limone
Per la crema Chantilly, dovrete aggiungere alcuni cucchiai di panna montata (4 o 5 a seconda del gusto)

ciliege candite

Preparazione

Portare ad ebollizione l’acqua, il burro, lo zucchero. Al momento del bollore, togliere dal fuoco e aggiungere gradualmente la farina a pioggia. Far scaldare il composto per alcuni minuti sul fuoco.


Quando la pasta si staccherà dalle pareti, togliere la pentola dal fornello, lasciare intiepidire ed aggiungere le uova, una alla volta. 
Girare fino ad ottenere un composto omogeneo, aiutandosi o con una frusta o con un impastatore. 



Mettere dei quadratini di carta da forno su di un vassoio. Con l’aiuto di un sac a poche, formare sulla carta le zeppole, disponendo la pasta a cerchietto, non troppo grande. 








Scaldare abbondante olio e friggervi la zeppole, immergendole con tutta la carta (si staccherà) e rigirandole molto spesso. Togliere le zeppole dal fuoco una volta dorate e disporle su carta assorbente.

Variante per la cottura in forno

Chi non vuole friggere le zeppole, può disporre la pasta su teglia con carta e cuocere in forno pre-riscaldato a 180°.



Lasciare raffreddare. 

Preparare  la crema, sbattendo dapprima i tuorli con metà dello zucchero, aggiungendo quindi la farina. Scaldare il latte in un pentolino con l’altra metà dello zucchero ed il limone.
Quando il latte inizierà a bollire, unire gli altri ingredienti e continuare a scaldare sul fornello, girando ininterrottamente fino a che il composto non risulterà cremoso.

Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare. Unire alla crema alcuni cucchiai di panna precedentemente montata per ottenere un buon effetto “chantilly”.

Tagliare a metà le zeppole e, con l'aiuto di un sac a poche o con l'apposito attrezzo, guarnire con crema.









A questo punto la zeppola è quasi pronta. Aspetta solo la cigliegina in cima.










Guarnitele con la cigliegina e tanti auguri a tutti i papà!




venerdì 11 marzo 2016

Riflessioni a tempo - Pane e bugie

Chi ha vissuto a pane e bugie non riesce a distinguere la verità.
È convinto di saper tenere in pugno tutti, con le sue menzogne.

sabato 5 marzo 2016

A rincorrere felicità dimenticate, si perde tempo, pazienza. E pure un po' la bussola, ormai starata a causa del troppo uso.

giovedì 3 marzo 2016

Digiunare per amore



Prenderò il mio piatto e lo accompagnerò in cucina, per far mantecare ulteriormente il risotto, nel bidone della monnezza.
Dimenticavo,  stasera c’è anche la cotoletta.
Farò in modo di mantecare anche quella. [...]


(La fragranza dell'assenza, dicembre 2014)
Farò in modo di mantecare anche quella. [...]


venerdì 26 febbraio 2016

damore&dabruzzo - Pizze e foje


damore&dabruzzo

Pizze e foje

Broccoletti, rape, ma anche spinaci e bietole. Un po' di farina di mais, quella che normalmente si utilizza per la polenta, impastata con acqua e un pizzico di sale. In Abruzzo la chiamiamo farina di randinje, termine dialettale con cui rendiamo la parola granoturco.

Un pranzo o una cena con cui si torna indietro nel tempo, a ricordare la tavola dei nostri nonni, dei nostri antenati. 
Una pietanza che per noi abruzzesi è ancora oggi un simbolo di semplicità ma pure di gusto.

Le origini del piatto sono incerte, dal momento che sono da riferire ad un tempo molto antico, quando forse quel cibo così ottenuto rappresentava un modo per non perdere niente, cercando di recuperare quanto avanzava nelle dispense (farina di mais, vari tipi di verdure).
Oggi pizze e foje compare come pietanza rinomata nel menù dei ristoranti abruzzesi, soprattutto fra gli antipasti.

Pizze e foje: un piatto unico e sostanzioso, che spesso accompagniamo con peperoni secchi e sardine.

Trovate qui la preparazione.

Concetta D'Orazio


mercoledì 17 febbraio 2016

Ti stringo

Con l'amore che non ho parlato.
Con l'amore che non mi hai lasciato.
La solitudine antica: pure con questa.
La giovinezza di prima, insieme ai silenzi di adesso.
Con questi ti stringo.
Non ti costringo.



domenica 7 febbraio 2016

Riflessioni a tempo - Il viso

Quelle diagonali storte scalfite sulla pelle, quel grigio scuro insulso sul tuo viso sono il riflesso della villania dell'anima.

lunedì 1 febbraio 2016

Cicerchiata




Uno dei ricordi che ho del periodo di Carnevale della mia infanzia è quello delle maschere e dei costumi di noi bambini. Come ho già scritto, essi erano arrangiati nel migliore dei modi (leggi qui). 

I nostri vestiti in maschera avevano pure un'altra particolarità. Accadeva spesso, infatti, che, a festa e giri per le case conclusi, al momento in cui le nostre mamme si mettevano a riesaminare quei nostri abiti, da lavare e rimettere a posto, non potessero fare a meno di notare scandalose macchie d'olio, più o meno grandi.
Erano la prova del fatto che, in quel pomeriggio, la nostra merenda era andata a buon fine. Un sostanzioso spuntino lo avevamo condotto in casa di qualche compaesano. Avevamo suonato il campanello e recitato, rigorosamente in coro, le nostre poesie di carnevale: in cambio, oltre alle uova crude (qui), avevamo assaggiato anche qualche dolce fritto, con il quale ci eravamo imbrattati le mani e quindi la stoffa dei nostri "raffinati" travestimenti.
Fra i dolci, nelle case abruzzesi non mancava la cicerchiata. 

La cicerchiata, pur essendo indicato in ogni periodo dell'anno, insieme alle chiacchiere (qui), è per eccellenza un dolce tipico del periodo di Carnevale, in Abruzzo.
Ho già scritto in precedenza la ricetta, (qui). 
Per comodità faccio un copia incolla pure in questo articolo.

Ingredienti

5 uova
5 cucchiai di zucchero
5 cucchiai di olio extra vergine di oliva
circa 700 grammi di farina
abbondante olio per friggere (di semi o anche di oliva)
zucchero al velo e guarnizioni a piacimento

Gli ingredienti vanno (poteva essere diversamente?) "ad occhio". 
Per ogni uovo occorre mettere un cucchiaio di zucchero e uno di olio, da mescolare insieme.
All'impasto bisogna aggiungere quindi tanta farina quanta necessaria ad ottenere un composto simile a quello degli gnocchi. 
Si dovrà poter lavorare la pasta: tenetene conto per regolarvi sulla sua consistenza. 
Diciamo che per un cinque uova, necessarie per una porzione per otto/dieci commensali, saranno opportuni (approssimativamente) 700 grammi di farina.

Impastare il tutto.
Dalla pasta occorre ricavare piccoli rotoli, da cui si ritaglieranno palline del diametro di circa 3 cm.
In una padella molto capiente dovrà essere portato ad ebollizione abbondante olio (di semi o di oliva). 
In esso si immergeranno le palline per la frittura, che dovranno essere messe a scolare su carta assorbente, una volta raggiunta una leggera doratura.

In una pentola occorre ora far liquefare una giusta dose di miele. Per cinque uova ne ho utilizzata una pari a circa 250 grammi.

È la volta di tuffare le palline fritte nella pentola con il miele e di rimestarle.
L'ultima operazione consiste nel dare forma alle palline incollate le une alle altre, grazie al miele appunto. 
Potrete formare una ciambella, come nella foto in alto, oppure inserire le palline all'interno di pirottini di carta ottenendo così tanti piccoli dolcetti.
Guarnite a vostro piacimento.

Il dolce potrà essere consumato freddo, quando il miele avrà compiuto la sua azione da "collante" e si sarà solidificato.

domenica 31 gennaio 2016

Vie di vita, vita di vie - Sant'Eusanio del Sangro


Il calpestio ha tracciato gli anni della vita, facendo dondolare i pensieri di bambina. 
Accompagnando le orme mie giovani, la via di paese mi portò all'età adulta.

Ho giocato con i sogni. Ho temuto paure. Ho pensato colori.
Ho lasciato che il corso diventasse binario di ferrovia, lanciandomi in lontananza con la mente.

Ho accarezzato quel lastricato, per anni, nei pensieri. Tornando e distaccandomi. 
Tornando sempre e continuando ad andare via. 

Ho guardato le case, appoggiate lungo il percorso. Ho sentito i profumi del pranzo e della cena.
Ho assaggiato gli inviti delle feste.
Ho accompagnato i confetti degli sposi.
Ho ascoltato le luci degli scoppi pirotecnici della festa del paese.

Ho voluto bene.
Ho amato.
Ho bisticciato.
Mi sono riconciliata.
Ho studiato.
Mi sono pure meravigliata.

Le mattine, le sere, i pomeriggi con il gelato.
Le meraviglie. Le sorprese. I pettegolezzi.

Tutto ho contato su quella strada.
Lì tutto è scritto.
E io non finirò di leggere.



Concetta D'Orazio



Sant'Eusanio del Sangro è in provincia di Chieti

martedì 26 gennaio 2016

Riflessioni a tempo - Dignità

Dignità si ottiene dal rispetto.
Alcuni non conoscono gli spazi del rispetto.
Alcuni, dunque, rubano aria alla dignità altrui.

lunedì 11 gennaio 2016

Anacronismi



Si fa malinconia.  
Un sorriso azzardato, fermo sulla serratura. Non gira e non avanza.
Non apre. A chiudere non ci pensa. Si fa malinconia. È forte, lei, a sorreggere quei pensieri che annaspano, nell'inutilità di un vento molesto, senza trovare nemmeno una strada, da cui spazzare il marrone delle foglie secche, anacronistiche e vecchie.