sabato 22 luglio 2017

Esprimersi in italiano ai tempi del Web. Parole al contrario.



Qualche tempo fa, sulla mia pagina di Facebook, ho chiesto ad alcuni amici di indicarmi gli errori in lingua italiana o i modi di dire moderni che mal sopportavano, leggendo sul Web.
Non mi riferivo solo a veri e propri strafalcioni grammaticali ma ad espressioni entrate ormai nell'uso comune e nella scrittura, soprattutto nello spazio virtuale.

Dalla discussione sono emerse diverse posizioni che in molti condividiamo.

Siamo d'accordo nel ritenere spiacevoli e monotoni innanzitutto i luoghi comuni.
Ho scoperto che a parecchie persone, così come a me, rimangono sullo stomaco le ripetizioni di modi di dire o le mode di espressione, che ormai leggiamo quotidianamente sul Web.

Negli anni, anche i luoghi comuni hanno subìto una trasformazione e si sono per così dire adattati ai modelli comunicativi e alle piattaforme di incontro sociale.
Più che ad una vera e propria casistica di modi di essere e di pensare, mi riferisco in questa sede a maniere di esprimersi, soprattutto in scrittura, che sono poco eleganti, sicuramente ripetitive, spesso sbagliate.
Insomma espressioni che sono diventate di uso comune e quotidiano ma che ad orecchie come le mie provocano un fastidioso disturbo.

Procedo con una sommaria elencazione dei misfatti linguistici, tenendo ben presente le segnalazioni che mi sono arrivate dai miei amici che potete leggere sulla mia pagina Facebook.

- Rafforzare una negazione o un'affermazione con l'avverbio assolutamente.
Assolutamente no, assolutamente sì.

- L'utilizzo inadeguato e spesso errato di alcuni verbi, sia nel significato sia nella forma: attenzionare, supportare, notiziare.

- L'uso indiscriminato di puntini di sospensione, di punti esclamativi ed interrogativi, infilati  in successione e in gran numero.

- Scrittura in maiuscolo.

- Spesso le parole sono adoperate con un significato sbagliato: è tipico dei nostri giorni, ad esempio, affibbiare all'espressione piuttosto che il valore disgiuntivo (che cioè separa o propone alternatva) in vece del giusto valore avversativo (che oppone).

- Inserire k al posto di ch. Scegliere X in vece di per.

- Perdita del corsivo.

- Scegliere parole straniere in vece delle corrispettive in italiano.

- Iniziare una frase con l'espressione E niente...

- Terminare una frase con l'espressione ...ne abbiamo?

- Azzardati neologismi come ti lovvo (ti amo) e muoro (muoio).

- Finire un periodo con ...per dire.

- Prediligere la discutibile espressione ma anche no, che sembrerebbe accostare la negazione (no) alla avversativa (ma) e alla aggiuntiva (anche). 
Che gran confusione!

Insomma, oggi le parole non hanno più il peso e l'importanza che detenevano negli anni passati. Spesso esse vengono utilizzate in maniera sbagliata, non attenta al significato, stravolta nella forma. 
Mi verrebbe quasi da dire: al contrario!

Concludo qui, attendendo nuovi spunti, e ringrazio di nuovo gli amici che sono intervenuti e di cui potete leggere le posizioni sulla mia pagina Facebook.


Concetta D'Orazio





venerdì 7 luglio 2017

Le mie storie di donne

Ripropongo un articolo che avevo pubblicato tempo fa.




Avevo iniziato a descrivervi le protagoniste dei miei libri (qui): mi soffermo sempre ad analizzare l'animo e i modi di agire femminili. 
Sul quaderno mi riescono meglio.

Così, nella vita quotidiana, mi piace leggere fra le righe dei comportamenti dei vari individui. Spesso li ascolto, in silenzio, cercando di metterli in rilievo, attraverso la gestualità che è propria di ogni persona.
A volte giudico, sì giudico la gente che incontro, pesando gli atteggiamenti, che assume nelle varie situazioni, e le relazioni. 

Altre volte mi capita di ignorare alcuni. Questo accade con coloro con cui non sento produttiva la comunicazione o con quelli per cui non ritengo vantaggioso consumare tempo.
Ognuno sceglie, nella sua libertà di azione, di fermarsi a considerare la bellezza o la caratteristica distintiva di chi frequenta o solo conosce per caso.

A me piace pure metterla per iscritto, quella bellezza.
L'ho fatto di recente, inventando un personaggio femminile, nel cui animo trova dimora una soggettività composita. 
Ho parlato di invenzione, ma forse sarebbe stato meglio se avessi detto ascolto. Sì, perché io l'ho soltanto ascoltata questa donna. Ho sentito lei e tutti gli altri individui che le girano intorno. 
È capitato anche a me quello che accadde ad Ines, la giovane ricercatrice di Sette giri di donna. Ho semplicemente trascritto quello che vedevo lontano, seppur dentro di me.

Questa volta ho voluto accompagnare Maria Celeste, la protagonista de La fragranza dell'assenza, in quel suo viaggio alla ricerca di una dimensione che le è stata negata.

La storia è fondamentalmente un racconto d'amore che però va oltre la dimensione temporale che è del presente e della narrazione in prima persona.
L'amore travalica la contingenza di tutti i giorni. 
L'amore alza e si innalza, in un'atmosfera diversa da quella in cui Maria Celeste trascorre la vita.

La giovane vive un tormento angoscioso e sfoga il suo dolore nelle privazioni a cui costringe il suo corpo. È convinta a mantenersi bella, in forma, obbligandosi a fare a meno del necessario. 

Proprio nel momento in cui si rende consapevole del male che sta infliggendo al proprio fisico, riversandovi l'angoscia dell'anima, le vengono recapitate insolite lettere, contenenti misteriosi comandi.

Il sentimento che spero si possa respirare dalle pagine di quel che ho scritto ascoltando le vicissitudini che venivano narrate dentro di me, è quello fatto di profumi a distanza. Odori e sentore di tenerezza, che rimpiangono l'assenza e desiderano la presenza.

Concetta D'Orazio

#scrivoindipendente ma non è un vizio

#amore #donne