domenica 19 novembre 2017

«Continua a portare la mia attenzione da qualche altra parte. Sappiamo benissimo dove vuole arrivare. E lui è bene al corrente del fatto che io non voglio giungere nello stesso punto suo.
Il vino però mi sta salendo alla testa. Se ne accorge e sorride compiaciuto. In fondo è questo l’effetto che voleva ottenere. [...

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Amore d'autunno




Sul verde mi blocco: è ancora acceso dai toni del ricordo dell'afa appena trascorsa. 
Lo smeraldo sbruffone e testardo mi racconta del sogno di un'estate finita. Non gli credo e non voglio ascoltarlo.

Gli occhi mi si girano invece sul marrone, su quel colore delle foglie bruciate e dimenticate. Le guardo, a terra, si sono appoggiate con la stessa stanchezza di una stoffa, quando scivola sulla pelle di un corpo che perde l'elasticità e la mollezza degli anni della gioventù.



Ecco, così è l'amore d'autunno, una passione non consunta ma consapevole. Un affetto che si appoggia sulla comoda coscienza di un sentimento sicuro e discreto.

D'autunno l'amore è più convinto, più pronto. È quieto.
L'amore d'autunno cerca solo certezze, dimenticando gli scherzi d'estate.


C. D'Orazio





venerdì 25 agosto 2017

Le mie pagine e l'Abruzzo: punto e a capo.



È da un po' che non scrivo d'Abruzzo. A dire la verità è da un po' che non scrivo sul blog.
Pensieri ed impegni mi hanno portato lontano da queste pagine che comunque restano le mie "questepagine". 

Ho scritto di tutto, forse di troppo qui. 
L'idea di dare un carattere specifico a questo blog, e dunque scegliere un argomento definito, non mi ha mai sfiorato e non so dirvene o darvene la ragione.
Forse non ho ancora sentito l'arrivo del momento buono, quello per così dire di separare le carte.
Probabilmente mi deciderò a farlo ma non ho chiaro come procedere.

È sicuro che tutto qui dentro non ci sta. È manifesto che queste pagine prima o poi dovranno smembrarsi e riunirsi ordinate da qualche altra parte.
Nell'incertezza, toccherà guardarvele ancora così: in una brodaglia di lettere e letture.

Fra tutti gli argomenti trattati, ha avuto largo spazio la redazione intorno alle tematiche che riguardano la mia regione: l'Abruzzo. Ne ho scritto per lungo e per largo, di sopra e di sotto, a destra e a sinistra. Ho scritto di località, di feste, di usi, di abitudini. Ho consigliato ricette, sebbene io non sia proprio una grande cuoca. 
Ho appuntato parole e termini dialettali, ho condiviso foto, ruscelli e campane.
Ho pure creato un'apposita sezione, fresca fresca e di cuore gentile, come la mia terra (cliccatela pure qui).

Di punto in bianco, tuttavia, ho sentito il bisogno di fermarmi, sia a causa degli impegni e pensieri di cui sopra, sia perché mi sono accorta, scorrendo gli spazi del Web, che di Abruzzo si scrive molto. 
All'improvviso mi è parso di guardare le mie pagine e di vederle confuse in mezzo alla miriade di notizie sulla nostra regione.
Che vogliamo fare, si scrive tanto d'Abruzzo, così come si scrive tanto di cucina.

Quando una tematica diventa troppo di moda, però, io ricordo a me stessa che a me la moda sta sempre un po' stretta, nel senso più largo (!) dell'aggettivo.

Voglio concludere questo discorso che a dire la verità non ha capo e neppure la coda.
Cosa farò di queste pagine dunque? Spero che le settimane a venire portino, oltre al fresco, anche qualche idea illuminante in proposito.

Adesso posso solo dire che di Abruzzo scriverò ancora, come prima, dal momento che ho ancora molte foto nelle cartelle e molte esperienze da raccontare. Forse scriverò in termini diversi.

Posso aggiungere che sicuramente continuerò ad approfondire le tematiche inerenti alla lingua italiana e ai miei studi umanistici.

Mi auguro infine che l'autunno porti consiglio anche a queste che, come sempre, restano le mie questepagine.

Concetta D'Orazio


sabato 22 luglio 2017

Esprimersi in italiano ai tempi del Web. Parole al contrario.



Qualche tempo fa, sulla mia pagina di Facebook, ho chiesto ad alcuni amici di indicarmi gli errori in lingua italiana o i modi di dire moderni che mal sopportavano, leggendo sul Web.
Non mi riferivo solo a veri e propri strafalcioni grammaticali ma ad espressioni entrate ormai nell'uso comune e nella scrittura, soprattutto nello spazio virtuale.

Dalla discussione sono emerse diverse posizioni che in molti condividiamo.

Siamo d'accordo nel ritenere spiacevoli e monotoni innanzitutto i luoghi comuni.
Ho scoperto che a parecchie persone, così come a me, rimangono sullo stomaco le ripetizioni di modi di dire o le mode di espressione, che ormai leggiamo quotidianamente sul Web.

Negli anni, anche i luoghi comuni hanno subìto una trasformazione e si sono per così dire adattati ai modelli comunicativi e alle piattaforme di incontro sociale.
Più che ad una vera e propria casistica di modi di essere e di pensare, mi riferisco in questa sede a maniere di esprimersi, soprattutto in scrittura, che sono poco eleganti, sicuramente ripetitive, spesso sbagliate.
Insomma espressioni che sono diventate di uso comune e quotidiano ma che ad orecchie come le mie provocano un fastidioso disturbo.

Procedo con una sommaria elencazione dei misfatti linguistici, tenendo ben presente le segnalazioni che mi sono arrivate dai miei amici che potete leggere sulla mia pagina Facebook.

- Rafforzare una negazione o un'affermazione con l'avverbio assolutamente.
Assolutamente no, assolutamente sì.

- L'utilizzo inadeguato e spesso errato di alcuni verbi, sia nel significato sia nella forma: attenzionare, supportare, notiziare.

- L'uso indiscriminato di puntini di sospensione, di punti esclamativi ed interrogativi, infilati  in successione e in gran numero.

- Scrittura in maiuscolo.

- Spesso le parole sono adoperate con un significato sbagliato: è tipico dei nostri giorni, ad esempio, affibbiare all'espressione piuttosto che il valore disgiuntivo (che cioè separa o propone alternatva) in vece del giusto valore avversativo (che oppone).

- Inserire k al posto di ch. Scegliere X in vece di per.

- Perdita del corsivo.

- Scegliere parole straniere in vece delle corrispettive in italiano.

- Iniziare una frase con l'espressione E niente...

- Terminare una frase con l'espressione ...ne abbiamo?

- Azzardati neologismi come ti lovvo (ti amo) e muoro (muoio).

- Finire un periodo con ...per dire.

- Prediligere la discutibile espressione ma anche no, che sembrerebbe accostare la negazione (no) alla avversativa (ma) e alla aggiuntiva (anche). 
Che gran confusione!

Insomma, oggi le parole non hanno più il peso e l'importanza che detenevano negli anni passati. Spesso esse vengono utilizzate in maniera sbagliata, non attenta al significato, stravolta nella forma. 
Mi verrebbe quasi da dire: al contrario!

Concludo qui, attendendo nuovi spunti, e ringrazio di nuovo gli amici che sono intervenuti e di cui potete leggere le posizioni sulla mia pagina Facebook.


Concetta D'Orazio





venerdì 7 luglio 2017

Le mie storie di donne

#gratis domenica 5 novembre e lunedì 6 novembre 2017 il mio romanzo La fragranza dell'assenza.


Ripropongo un articolo che avevo pubblicato tempo fa.




Avevo iniziato a descrivervi le protagoniste dei miei libri (qui): mi soffermo sempre ad analizzare l'animo e i modi di agire femminili. 
Sul quaderno mi riescono meglio.

Così, nella vita quotidiana, mi piace leggere fra le righe dei comportamenti dei vari individui. Spesso li ascolto, in silenzio, cercando di metterli in rilievo, attraverso la gestualità che è propria di ogni persona.
A volte giudico, sì giudico la gente che incontro, pesando gli atteggiamenti, che assume nelle varie situazioni, e le relazioni. 

Altre volte mi capita di ignorare alcuni. Questo accade con coloro con cui non sento produttiva la comunicazione o con quelli per cui non ritengo vantaggioso consumare tempo.
Ognuno sceglie, nella sua libertà di azione, di fermarsi a considerare la bellezza o la caratteristica distintiva di chi frequenta o solo conosce per caso.

A me piace pure metterla per iscritto, quella bellezza.
L'ho fatto di recente, inventando un personaggio femminile, nel cui animo trova dimora una soggettività composita. 
Ho parlato di invenzione, ma forse sarebbe stato meglio se avessi detto ascolto. Sì, perché io l'ho soltanto ascoltata questa donna. Ho sentito lei e tutti gli altri individui che le girano intorno. 
È capitato anche a me quello che accadde ad Ines, la giovane ricercatrice di Sette giri di donna. Ho semplicemente trascritto quello che vedevo lontano, seppur dentro di me.

Questa volta ho voluto accompagnare Maria Celeste, la protagonista de La fragranza dell'assenza, in quel suo viaggio alla ricerca di una dimensione che le è stata negata.

La storia è fondamentalmente un racconto d'amore che però va oltre la dimensione temporale che è del presente e della narrazione in prima persona.
L'amore travalica la contingenza di tutti i giorni. 
L'amore alza e si innalza, in un'atmosfera diversa da quella in cui Maria Celeste trascorre la vita.

La giovane vive un tormento angoscioso e sfoga il suo dolore nelle privazioni a cui costringe il suo corpo. È convinta a mantenersi bella, in forma, obbligandosi a fare a meno del necessario. 

Proprio nel momento in cui si rende consapevole del male che sta infliggendo al proprio fisico, riversandovi l'angoscia dell'anima, le vengono recapitate insolite lettere, contenenti misteriosi comandi.

Il sentimento che spero si possa respirare dalle pagine di quel che ho scritto ascoltando le vicissitudini che venivano narrate dentro di me, è quello fatto di profumi a distanza. Odori e sentore di tenerezza, che rimpiangono l'assenza e desiderano la presenza.

Concetta D'Orazio

#scrivoindipendente ma non è un vizio

#amore #donne

mercoledì 14 giugno 2017

Ricompensa di lavoro.




Le mani nella terra le metto per trovare il risultato.
Non mi piace fare sforzi inutili né adoperare il tempo, senza un'adeguata ricompensa.

Per questo il mio lavoro è sempre finalizzato ad ottenere un premio.
Un riguardo meritato, una gratificazione onesta.

Dopo aver ricoperto di terra le radici, la prima forma che immagino nella mente è quella relativa ai colori dei fiori.
Riuscirei ad interrare piante di zucchina in maniera incontrollabile solo per vederne una mattina risplendere le sfumature che portano l'arancio a ricondursi al giallo e il verde a far risaltare le sue venature discrete.

I tratti più accondiscendenti al contrasto si allentano insieme alla mollezza dei petali di quei fiori che, adagiandosi, quasi come tenero tessuto di polpa leggera, si prestano agli occhi che ne accarezzano le forme. 

Un vaso! Ci vorrebbe un vaso e non la rustica padella.
Uno scatto. Il fiore è vanitoso e io so apprezzarlo.

Di ritorno dall'orto, questa mattina ho portato finalmente i fiori.
Come si raccolgono da un prato verde, così li ho presi dalla terra ruspante.

Appoggiarli in un piatto è stato quasi un controsenso.


C. D'Orazio


lunedì 22 maggio 2017

Abruzzo romano: Alba Fucens



Le rovine dei tempi non hanno rovinato il tempo.
Questo è il pensiero che mi infiamma, nonostante il sole sia primaverile e leggero il tepore; appoggio la mia persona su secolari pietre di storia.

Sì, il tempo pare essere rimasto immobile a guardare quelle testimonianze di epoche remote, periodi in cui la fama e la posizione invidiabile, a ridosso della via Tiburtina Valeria, ne fecero una colonia romana d'importanza strategica.





Alba, ai piedi del monte Velino, nel territorio in cui erano stanziate le popolazioni degli Equi e dei Marsi, è il nome che probabilmente indicava la vicinanza, in altezza, al sorgere del sole, a quasi mille metri sul livello del mare. 

Così Alba ricordava l'altura su cui posarono la prima volta le pietre che andarono a formare la cittadina; allo stesso modo Alba indicava la luminosità dell'ora in cui il sole si affaccia.

Fucentia o Fucens richiamava il lago del Fucino e le genti marsicane fucentes.




Degli antichi splendori dell'età repubblicana scorgo quasi le impronte, allenandomi ad attraversare i lastricati delle vie. 
Delle nuove responsabilità di colonia romana vedo gli equilibri architettonici.

L'anfiteatro, per gran parte scavato nella roccia, garantisce lo spettacolo, anche oggi.




Allenando il mio cammino lungo la strada che dalle rovine sale al colle vicino, guardo come al ricordo di Roma antica andò sostituendosi l'opera alacre della mano dei monaci e dei maestri.

Su quello che era stato il tempio di Apollo di Alba Fucens ammiro la Chiesa di S. Pietro (XII secolo).
Mi perdo nell'incanto dell'interno e tre navate, di quella semplicità che fa godere di meraviglia.








Concetta D'Orazio

Il sito archeologico di Alba Fucens si trova nel comune di Massa d'Albe (AQ).



Aree archeologiche d'Abruzzo, su questo blog:

Iuvanum

Peltuinum


Schiavi d'Abruzzo


Santuario di Ercole Curino - Sulmona

mercoledì 1 marzo 2017

Parole che ad essere pensate non hanno tempo.
Le stesse parole si adagiano sul foglio, come sul giaciglio degli innamorati.
Seguono il silenzio ed hanno bisogno solo di un poco di riflesso, per per farsi leggere, brillanti e accese.
E io le scrivo. Mentre taccio con la voce, le annoto con il cuore.

Scrivo la notte, immaginando il giorno.

giovedì 19 gennaio 2017

Nel ballo delle polemiche, ci sarà sempre un passo di danza sottobraccio a qualcuno a cui dare la colpa.

mercoledì 4 gennaio 2017

Riflessioni a tempo - Gli errori

Con i miei errori potrei innaffiare un campo di desideri.