giovedì 30 aprile 2015

Scrivo in corsivo - Spreco di esclamativi

Li prendete a raccolta. Li fate marciare uniti, laddove ne servirebbe uno solo.
Segni interpuntivi di esclamazione forzata. A mille.
Ve li vendono a blocchi?
Ne serve uno.

Riflessioni a tempo - Il buon banale

Per apparire buoni è sufficiente essere un po' banali.
Per essere banali non è necessaria la bontà.

lunedì 27 aprile 2015

Riflessioni a tempo - Miseria

Per nascondere le proprie miserie, è sufficiente far finta di preoccuparsi di quelle degli altri.

sabato 25 aprile 2015

Terre d'Abruzzo






Tutto può cambiare: rimangono solo i segni del Tempo. 
Quei sigilli dobbiamo conservarli, non dimenticandoci di ieri.
Le nostre impronte sono incise nelle Terre d'Abruzzo.

Dialetto (lingua) abruzzese: parole ed espressioni cadute in disuso o poco utilizzate




Il dialetto, da noi, è ancora molto utilizzato, soprattutto nelle località più piccole. Con il tempo, tuttavia, alcuni termini ed espressioni hanno perso la loro identità, destinati ormai a scomparire, sostituiti da vocaboli o modi di dire che, seppur in vernacolo, appaiono più moderni.
Insomma, pure il dialetto, diventando moderno, si è un po' "italianizzato".
È naturalmente impossibile fare un discorso generico, valido per tutte le località d'Abruzzo per via delle differenze interne delle varie sfumature della parlata.

Ho creato questo spazio sul blog per appuntare parole che mano a mano mi verranno in mente.
Ringrazio chi vorrà segnalarmi suggerimenti.

Per mia comodità ho indicato (e) la vocale indistinta, che non va pronunciata. Avrei potuto utilizzare il relativo simbolo grafico (e rovesciata) ma ho preferito adottare questa soluzione, per permettere a tutti un'immediata comprensione.


L'articolo è in continuo aggiornamento.


Abball(e): giù, verso sotto.

Abbambar(e): scottarsi.

Abbidicar(e): seccare nel forno o vicino al fuoco. 

Abbittimar(e): lamentarsi, fare la vittima, piagnucolare.

Abbluccass(e): gallina prossima a diventare chioccia.

Abburdar(e): iniziare la maturazione.

Abburr(e)tar(e): legare attorno a.

Addacciar(e): sdraiarsi.

Addaver(e): davvero.

Addibbon(e): veramente.

Allappar(e): effetto che producono i frutti acerbi.

Ammatt(e): gomitolo.

Ammont(e): su, verso sopra.

Ammont(e) e abball(e): su e giù.

Anghett(e): mento.

Appicciar(e): accendere.

Appizzutar(e): fare la punta alla matita.

Ar(e)ccivattar(e): aggiustare alla meglio.

Ar(e)mmort(e): spento.

Areddrammucar(e)/'ndrammuccar(e): versare, spingere, far cadere. 

Areddrammucars(e): cadere rovinosamente.

Ar(e)vene'/ar(e)veni': ritornare.


Arezzelar(e): mettere in ordine.

Arippmette/r(e): rimboccare le coperte.

Ariviglt(e)/aresviet(e): svegliati!

Arraffiatat(e): chi si è consolato abbondantemente con il cibo.

Arrazzar(e): buttare.

Azz(e)ccare: indovinare.

Bardasc(e): bambino.

Bummacia: ovatta.

Cacciun(e)ll(e): cagnolino.

Calar(e): scendere.

Capannet(e): vigna.

Cascign(e): tarassaco.

Catuzz(e): ciò che rimane dopo aver sgranato il granturco.

Cavasc(e) [cavacc(e)] : la tiroide.

Cavut(e): buco.

Cavutar(e): carotare, trapanare.

Checcherett(e): tazzina da caffè.


Chiav(e)con(e): uomo cafone.

Chisciccis(e): imprecazione di rimprovero.

Cicell(e): ombelico.

Cicrumill(e): salvadanaio.


Ciuccituni(e): oggetti superflui.


Ciurr(e): capelli.

Ciaccia: carne, ciccia.

Ciammaich(e): lumaca.

Ciambanill(e): moscerini.

Ciambron(e): persona che cammina senza guardare, sbattendo in continuazione contro oggetti.

Ciapparett(e): grappolo d'uva.

Ciarr(e): pieno, colmo.

Ciarcillètt(e): cerchietti d'oro con cui si foravano i lobi delle orecchie alle bambine. 

Ciavularì(e): chiacchiere inutile.

Cimendar(e)/accimendar(e): disturbare, arrecare molestia.

Cindròll(e): chiodo a capocchia larga.

Ciokdae': donna semplice.

Ciuocchel(e): oggetti di poco conto ed inutilmente ingombranti.

Cognel(e), cognelett(e): guscio d'uovo. 

Conch(e): conca, anfora in rame con due manici, per il trasporto e il contenimento dell'acqua potabile.

Copp(e): coperchio di ferro, molto concavo, sotto al quale veniva cucinata la carne sulla brace.

Crich(e)lar(e): tremolare

Crisommol(e): albibocca

Cumblemend(e): offerta di cibo, caffè e bevande.

Cuppin(e): mestolo.

Cutulàt(e): scrollata di albero fruttifero / tante botte.

Cuturn(e): calzini pesanti di lana. 

Dodd(e): dote. 

Dusular(e)/addusular(e): ascoltare.

Frezzor(e) o ferzora: padella.

Frignacc(e): dolci fritti.

Gnorr(e): finto tonto.

Jàccul(e)cordame utilizzato per sistemare il basto.

Lacc(e): sedano.

Lappz(e): matita.

Lesca: fetta. Lesca de pane, fetta di pane.

Listier(e): impalcatura.

Maddeman(e): stamani, in mattinata.

Masciata /'mmasciata: faccenda.

Mastrijar(e): comandare a bacchetta, manipolare./Combinare, eseguire qualche lavoro manuale.

'Mbrellocch(e): monile prezioso, ma anche oggetto di bigiotteria.

'Mbirat(e): indurito oppure intirizzito dal freddo.

Mandier(e): grembiule da cucina.

Mandil(e): tovaglia.

Marrocch(e)/mazzocch(e): pannocchia.

Mesal(e): tovaglia da tavola.

Miccitt(e) : piccola finestrella.

Mijcul(e): ombelico.

Miscell(e): gattina.

Mizzesorg(e): pipistrello.

Mocchellon(e): sorso.

Mucc(e)chell(e): piccolo boccone.

Mulignam(e): melanzana.

Muttell(e): imbuto.

Neol(e): pizzelle, dolci abruzzesi cotti all'interno di piastre apposite.

Nepin(e): lupinello, callo dei piedi.

'Ndirliciat(e): intrecciato.

'Ngim(e): in cima, sopra.

'Ngullar(e): addossare, far (rifl. farsi) carico.

'Nnuij(e): varietà di salsiccia.

Paccariat(e): palpeggiamento.

Paccott(e): molte foglie di tabacco.

Pallotta: polpetta, oggi polpett(e).



Papambola/papambel(e): papavero.

Papone: uomo che sa fare tutto./Bugia, falsità.

Papparozza: minestra collosa, appiccicosa.

Peccardill(e): ghiaccio pendente dalle grondaie.

Ped(e)tar(e): tipo di lumaca piccola.

Peparol(e)/puparol(e): peperone.

Perd(e)nesell(e): prezzemolo.

P(e)tuni(e): catena che pende dal camino.

Pipindon(e)/pipidign(e): peperone.

Pippijàr(e): sobbollire del sugo.

Piscuoi(e): pozzanghera.

Pizzut(e): appuntito. 

Plocch(e): fango.

Pr(e)coch(e): pesca o peto o bella ragazza.

P(e)rdenesell(e): prezzemolo.

Petresem(e)l(e)/Purtusem(e)l(e): prezzemolo.


Pr(e)sentos(e): detto di persona presuntuosa, vanitosa. Nell'accezione più negativa: arrogante.

Pr(e)coche: pesca. Ma anche: peto.

Pr(e)tlatt(e): sgabello.

Purta' lu cafè: fare visita a parenti e conoscenti in occasione di un evento di lutto.

Quatral(e): bambino.

Quèjer(e): strizzare bene.

Ranar(e): scopa.

Randinij(e): mais.

Rizzillar(e): scalpitare.

Rongh(e): roncola.

Sb(e)rrutar(e): slegare.

Sbariavìnd(e): volubile.

Scatton(e): insalatiera.

Scazzamaurill(e): imbroglioncello.


Scdirrinars(e): sfiancarsi.

Sciacquatt(e): donnicciola.

Sciacquett(e): l'ultimo bicchier di vino.

Sciur(e): nonno.

Sciusciar(e): soffiare il naso o consumare.

Scluccuij(e): buccia dell'uva spremuta.

Sgridar(e)/sgridir(e): fare le pubblicazioni di matrimonio in chiesa.

Straccari/straccali: bretelle.

Scupinar(e): zampognaro. 

Scupin(e): zampogna.

Sparpaion(e): pipistrello.

Silustr(e): fulmine.

Smammar(e): andare via.

Spar(e): strofinaccio.

Sparon(e): canovaccio.

Spasetta: vassoio.

Sctozz(e): grossa fetta di pane.

Stricciar(e): pettinare i capelli intrecciati.

Strol(e): porcile, gallinaio. 

Taccijàr(e): tagliare finemente sul tagliere.

Tijan(e)/Tijanell(e): teglia/piccola teglia.

Tiracapill(e): litigio.

Tornacundavec(e): era meglio.

Tragn(e)/Tragnucc(e): secchio/piccolo secchio.

Tragnu/Tragnittu: secchio/piccolo secchio.

Tramar(e): guardare/tramare di nascosto.

Trocchel(e): recipiente per il contenimento del cibo per gli animali.

Truppz/Truppzell(e): sgabello/piccolo sgabello.

Uantiera: vassoio.

Undunòr(e): suono dell'Ave Maria.

Vaccil(e)/Vaccilett(e): contenitore fondo. Scodella. Insalatiera.

Vasanecol(e)/vacianicol(e): basilico.

Vezzoch(e): detto di donna dai facili costumi.

Vicàch(e): cespuglio con spine.

Vindivar(e): nominare.

Vrescenal(e): rosolia.

Vroscel(e): rosolia.

Vrot(e): acqua dove si è cotta la pasta.

Zarzalosa:  donna sciatta e incline al volgare.

Zuzzuriiòi(e): caratteristico rumore dell'acqua che bolle.





Oggi e domani #gratis



Un IMI, Antonio è un militare italiano internato. Trascina la sua esistenza nel campo di prigionia, pagando duramente il suo rifiuto a proseguire la guerra. 
Nella sua quotidiana lotta per la sopravvivenza, l’unica consolazione è il pensiero che rivolge alla sua donna e ai figli che ha lasciato a casa. Due figli. 
Filomena non sa dove sia Antonio, il suo Tonino. Lo immagina e lo aspetta. Unica sua preoccupazione è quella di custodire i bambini. Tre bambini. 

Nero di memoria: #gratis per due giorni

#gratis #ebookgratis 







venerdì 24 aprile 2015

Riflessioni a tempo - Il buio

Il buio è un soccorso, per ammantare la luce che circonda la tua ipocrisia.

Riflessioni a tempo - Filantropia

Con certa filantropia puoi farci il brodo.

mercoledì 22 aprile 2015

Riflessioni a tempo - Nuove clientele

Liste di amichevoli interazioni, acquistate con parole scritte: è semplice comprare benevolenza.
Sono sufficienti  due o tre paragrafi di lodi tanto sperticate quanto risibili, ad occhi attenti.

Scrivo in corsivo - Controlli

Si controlli sullo schermo quello che le dita, incolte e presuntuose, hanno battuto con troppa audacia e colpevole ignoranza.
Gli errori sono alimento fresco per chi sogghigna in silenzio.

giovedì 16 aprile 2015

Riflessioni a tempo - Radici sradicate

D'altronde non avevo dubbi. Lasciami le mie, io non le dimentico.
Le mie origini mi sono care. 
Non devi sradicarlo, il mio albero che non è tuo.

mercoledì 15 aprile 2015

Desideri di primavera



Una carezzevole necessità, in questo pomeriggio di tiepida consolazione.
Il desiderio, in un momento e in molti istanti, si fa presuntuoso. Cresce e a poco mi affanna. 
Un bisogno che non so interpretare. 
E infatti mi tiro indietro, non lo respingo ma nemmeno mi concedo.
Una fantasia che è di leggerezza, di luce, di sentimento.

Fango, capelli e sementi.


Il ciliegio del mio giardino


Mi guardo le mani. Non c'è crema che stabilizzi la pelle, che mi rattoppi i lembi lacerati di ferite evidenti e di quelle meno profonde.
Ho buttato tutta l'anima, insieme ad esse, nel sentore di questa primavera adolescente. 

Guardo pure le ginocchia: le ho appoggiate alla terra, arrivando ad infangarmi persino i capelli, in quell'attimo di raccoglimento con il semenzaio.

Osservo adesso le mie scarpe, quelle che ho affondato nell'erba: l'ho aggiustata in altezza, limando la sua alterigia e imponendole un limite che già domani, negletta, non rispetterà.

Mi riconcilio finalmente con tutto quello che è fuori. 
Che possa calmare pure le disillusioni di dentro.
Me lo merito.

Scrivo in corsivo - Debolezze di predicato.

Auspico la loro riconciliazione eterna.
Hanno avuto un momento di debolezza, quando il signor Predicato ha perso la testa per una virgola, una qualunque. 
E Predicato si è lasciato corteggiare da quella. 
Le è rimasto attaccato per un po'. Per fortuna si è ravveduto subito, ha capito il suo errore e ha scansato la scellerata.
È tornato sui suoi passi, ha chiesto perdono. 
Spero che la signora Complemento ci passi sopra, per questa volta.

lunedì 13 aprile 2015

Riflessioni a tempo - La firma

In silenzio ti guardo, mentre firmi la tua dignità viziata, con la stessa penna che hai usato per ferirmi.
Tu scrivi. Io non ti fermo.
Te la scrivi e te la canti.

Scrivo in corsivo - Le lettere non si contano

Siamo arrivati al punto che le parole si distinguono a peso e si giudicano al grammo.
Tu quante ne fai all'etto?
Coscienza letteraria in divenire o rimorso narrativo a posteriori?

domenica 12 aprile 2015

Il vino d'Abruzzo




Non è necessario tornare indietro negli anni per ricordare i tempi in cui l'esistenza di molti pareva scandita dai ritmi sonori, definiti e certi dell'agricoltura

Non mi riferisco solo a quelle persone che erano impegnate esclusivamente nel lavoro nelle campagne. Nelle piccole comunità, paesane o cittadine, la vita di ognuno sembrava mantenere quei limiti temporali che i campi, la loro cura e le loro rendite permettevano.

Sì, perché, malgrado si avesse da gestire un mestiere che con l'agricoltura non aveva nulla a che fare, ognuno aveva un legame con la terra che poteva derivare da un possedimento di famiglia o uno in gestione di parenti o amici. 
Dunque, per questo motivo, nel corso dell'anno, c'era sempre da dare una mano oppure aiutare ad organizzare il da farsi negli orti e nelle terre

Tutti siamo stati, e in molti lo siamo ancora, contadini, legati al ciclo vitale della zolla.

È la terra, sì, la madre che sopperisce ai bisogni della nostra fisicità. Non dovremmo mai dimenticarlo. Il nostro nutrimento, immediato o per ritorno economico, proviene da quei campi che spesso, impegnati a fare altro, abbiamo guardato con distacco o non abbiamo apprezzato a dovere.




Ogni zona si caratterizza per una produzione particolare, l'eccellenza che accompagna gli altri raccolti.

Nella mia terra, l'Abruzzo, di prelibatezze ne abbiamo diverse.
I nostri campi sono stati sempre buoni a produrre vari tipi di ortaggi, di frutta. 
Le campagne d'Abruzzo hanno dato in abbondanza verdure, grano, pomodori, olive.

Sin da piccola, però, ho sempre pensato che la produzione agricola che, ai miei occhi, sembra avere una inusitata importanza, anche e soprattutto sull'organizzazione stagionale di chi si impegna in questo lavoro, è sicuramente quella relativa all'uva.
Ho usato l'aggettivo inusitata per indicare tutta quell'aurea quasi spirituale che, a mio vedere, contraddistingue quel ciclo naturale che porta all'imbottigliamento del succo dell'uva, dopo averne curato, per intere stagioni, la pianta.

Un ciclo che passa per l'impianto di nuovi virgulti, la vendemmia, la potatura. Ma pure la pigiatura, la fermentazione, le varie prove, l'imbottigliamento.
L'esistenza di tante famiglie sembrava e sembra legata a queste cadenze temporali.
La vigna, lu capannete, come dicevano gli anziani, pare aggrovigliare i suoi rami torti attorno alla quotidianità di chi ha sempre vissuto con l'occhio che dalla finestra si affaccia sui filari di vite, allineati ed ordinati.

Nella nostra regione, come ogni cosa, anche il vino è forte, nel senso di robustezza del "corpo".
Il nostro vitigno pregevole è il Montepulciano d'Abruzzo, un vino carico di sapore che abbiniamo alle nostre pietanze sostanziose: pasta all'uovo, carne, affettati e formaggi stagionati.

Pure questo è Abruzzo.

Concetta D'Orazio






sabato 11 aprile 2015

Il vino



«Continua a portare la mia attenzione da qualche altra parte. Sappiamo benissimo dove vuole arrivare. E lui è bene al corrente del fatto che io non voglio giungere nello stesso punto suo.
Il vino però mi sta salendo alla testa. Se ne accorge e sorride compiaciuto. In fondo è questo l’effetto che voleva ottenere. [...

La fragranza dell'assenza




#lafragranzadellassenza #ebook


Riflessioni a tempo - Baciata

L'insolenza è compagna dell'arroganza.
La menzogna è abbracciata alla maldicenza.
Saranno tutte queste assenze
di umiltà e di decenze
che mi sottolineeranno la tua decadenza.


venerdì 10 aprile 2015

Riflessioni a tempo - Parole a perdere

Buttale lì, come sempre.
Le tue parole sono belle, sono abbondanti. Sono troppe.
Suda di lavoro, piuttosto che far venir la barba pure alla noia, con tutte quelle tue chiacchiere inzaccherate.

mercoledì 8 aprile 2015

Riflessioni a tempo - Gli ideali

Coltivate ideali. Nutriteli di chiacchiera inservibile e secolare sterilità. E poi arrangiatevi.

Adesso, tirate in su quelle maniche di camicia. Lavorate.

mercoledì 1 aprile 2015

L'eleganza della solitudine



«Infilo il mio parka grigio, lasciando scorrervi sopra la tracolla della borsa. Lo aggiusto sui fianchi, tirando bene giù i jeans che mi si sono incollati, aderendo alle gambe e stringendosi ancor di più fino al limite degli stivali. [...]»

(La fragranza dell'assenza, 2014)



Leggimi a primavera

Cari amici, mi piace segnalarvi la promozione dei miei libri, in vendita a 0,99 euro dal 2 al 9 aprile 2015.
Ricordo che gli abbonati a Kindle Unlimited potranno scaricare questi e altri miei titoli gratis.


Buona Pasqua e Buona Primavera