domenica 12 aprile 2015

Il vino d'Abruzzo




Non è necessario tornare indietro negli anni per ricordare i tempi in cui l'esistenza di molti pareva scandita dai ritmi sonori, definiti e certi dell'agricoltura

Non mi riferisco solo a quelle persone che erano impegnate esclusivamente nel lavoro nelle campagne. Nelle piccole comunità, paesane o cittadine, la vita di ognuno sembrava mantenere quei limiti temporali che i campi, la loro cura e le loro rendite permettevano.

Sì, perché, malgrado si avesse da gestire un mestiere che con l'agricoltura non aveva nulla a che fare, ognuno aveva un legame con la terra che poteva derivare da un possedimento di famiglia o uno in gestione di parenti o amici. 
Dunque, per questo motivo, nel corso dell'anno, c'era sempre da dare una mano oppure aiutare ad organizzare il da farsi negli orti e nelle terre

Tutti siamo stati, e in molti lo siamo ancora, contadini, legati al ciclo vitale della zolla.

È la terra, sì, la madre che sopperisce ai bisogni della nostra fisicità. Non dovremmo mai dimenticarlo. Il nostro nutrimento, immediato o per ritorno economico, proviene da quei campi che spesso, impegnati a fare altro, abbiamo guardato con distacco o non abbiamo apprezzato a dovere.




Ogni zona si caratterizza per una produzione particolare, l'eccellenza che accompagna gli altri raccolti.

Nella mia terra, l'Abruzzo, di prelibatezze ne abbiamo diverse.
I nostri campi sono stati sempre buoni a produrre vari tipi di ortaggi, di frutta. 
Le campagne d'Abruzzo hanno dato in abbondanza verdure, grano, pomodori, olive.

Sin da piccola, però, ho sempre pensato che la produzione agricola che, ai miei occhi, sembra avere una inusitata importanza, anche e soprattutto sull'organizzazione stagionale di chi si impegna in questo lavoro, è sicuramente quella relativa all'uva.
Ho usato l'aggettivo inusitata per indicare tutta quell'aurea quasi spirituale che, a mio vedere, contraddistingue quel ciclo naturale che porta all'imbottigliamento del succo dell'uva, dopo averne curato, per intere stagioni, la pianta.

Un ciclo che passa per l'impianto di nuovi virgulti, la vendemmia, la potatura. Ma pure la pigiatura, la fermentazione, le varie prove, l'imbottigliamento.
L'esistenza di tante famiglie sembrava e sembra legata a queste cadenze temporali.
La vigna, lu capannete, come dicevano gli anziani, pare aggrovigliare i suoi rami torti attorno alla quotidianità di chi ha sempre vissuto con l'occhio che dalla finestra si affaccia sui filari di vite, allineati ed ordinati.

Nella nostra regione, come ogni cosa, anche il vino è forte, nel senso di robustezza del "corpo".
Il nostro vitigno pregevole è il Montepulciano d'Abruzzo, un vino carico di sapore che abbiniamo alle nostre pietanze sostanziose: pasta all'uovo, carne, affettati e formaggi stagionati.

Pure questo è Abruzzo.

Concetta D'Orazio