sabato 14 aprile 2018

La grammatica può aspettare.

La lingua scritta è al servizio dell'immagine. 
Da numerosi anni, ormai, assistiamo in maniera pressoché quotidiana all'inesorabile declino della nostra meravigliosa lingua. 
Interdetti ed impotenti osserviamo, leggendo ma pure ascoltando, strutture sintattiche abbandonate a se stesse, alla mercé di una forma comunicativa che richiede sintesi e non accetta pause.



La grammatica può aspettare. 
Gli interlocutori, oggi, non soppesano le parole, non le calibrano, non le scrivono correttamente e, pure quando parlano, assegnano ad esse ruoli, posti e significati spesso sbagliati.
Oggi si guarda. Si vedono le foto, si apprezzano i colori. Si giudicano le inquadrature. Si valutano le sfumature. 

La messa a fuoco della foto è condizione essenziale, la corretta ortografia è solo una presuntuosa esibizione di pochi cultori della grammatica.
Esaltati. Li si direbbe infervorati a difendere una sterile posizione: la correttezza della lingua.

La grammatica? Quale potere essa può avere, in confronto alla perfezione di un'immagine?

Il discorso condotto attraverso i nuovi canali di informazione si sviluppa lungo forme che pretendono la velocità e la visività delle parole. Così anche ciò che è scritto si "deve vedere", la parola  non può essere semplicemente letta o ascoltata: gli occhi di tutti oggi hanno l'impellente necessità di guardare un'icona di contorno, un disegno di spiegazione.

Questa urgenza di osservare attraverso rappresentazioni grafiche finirà per farci dimenticare le regole della buona scrittura?
La grammatica può aspettare?


Concetta D'Orazio


Sull'agonia della lingua italiana già scrivevo nel 2013: qui.