venerdì 6 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Venerdì, 6 dicembre 2019




Continuiamo ad attendere il Natale, attraverso il nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2019.



Il tempo scorre in fretta. 

I nostri antenati abruzzesi, per lo più dediti al lavoro dei campi, tenevano conto del trascorrere delle stagioni sulla base delle loro occupazioni agricole.

L'anno era scandito da eventi legati alle raccolte e alla lavorazione dei frutti della terra.
I tre lavori più importanti erano, e sono, la vendemmia, la raccolta delle olive e la preparazione delle conserve di pomodoro.
Vino, olio, conserve per poter preparare e gustare i buonissimi piatti tipici d'Abruzzo.

Queste attività appartengono sì al passato ma ancora oggi rappresentano appuntamenti importanti nella vita delle famiglie, non soltanto di quelle impegnate nei lavori di agricoltura.
La vendemmia, la raccolta delle olive e la preparazione delle bottiglie di pomodoro sono prima di tutto un momento di aggregazione per parenti e amici.

A domani,

Concetta D'Orazio



Ho scritto del Natale d'Abruzzo in Riprendiamoci il Natale.






giovedì 5 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Giovedì, 5 dicembre 2019


Continuiamo con il nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, versione 2019.

Finalmente l'aria è diventata veramente fresca.
Oggi, 5 dicembre, voglio ricordare un modo di dire tipico del nostro dialetto.


Tu pienne come 'na ceresce. 
Tu pendi come una ciliegia.


Una minaccia? Un monito? Certo è che l'espressione suona con intonazione furibonda. Il riferimento è chiaro: la ciliegia appesa all'albero si trova in una condizione precaria, di equilibrio instabile. Essa è destinata a cadere in terra.

Allo stesso modo, è in una condizione instabile la persona a cui basta un passo falso per precipitare nella sciagura.

A domani,

Concetta D'Orazio






Ho scritto del Natale in Riprendiamoci il Natale.



mercoledì 4 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Mercoledì, 4 dicembre 2019

4 dicembre. La finestrella del nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, versione 2019, si apre oggi sulle immagini di un delizioso paesino montano che ho avuto modo di visitare sia in estate che in inverno. 

Il comune è quello di Pescocostanzo (AQ), un grazioso centro montano in cui il tempo pare essersi fermato fra le mura in pietra e i vasi con i fiori rossi che adornano balconi e ringhiere.




In estate, il caldo cede il posto ad una deliziosa frescura. Si può finalmente respirare, nel mentre ci si addentra fra le vie tranquille e pulite della cittadina, alle pendici del Monte Calvario.
Lungo le strade, i colori risultano molto definiti e precisi agli occhi. Le botteghe e i laboratori di artigianato invogliano ad approfondire il contatto con la storia antica e moderna del paese.






In inverno, ho apprezzato sopratutto il momento del tramonto. Il sole cala fra le ombre che abbracciano le viuzze del centro abitato che, tuttavia, rimane molto frequentato e vivo.
Melodie di zampognari si accompagnano ai profumi del cibo caldo.
Si assapora il tempo che è fermo. Altra atmosfera, fascino epoche altre.
Il periodo delle feste natalizie è come incanto fra i monti. 

A domani, con una nuova casellina del calendario.

Concetta D'Orazio








martedì 3 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Martedì, 3 dicembre 2019





Siamo già al terzo giorno del nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2019!
Per la nuova finestrella da aprire oggi, ho pensato di ricordare tre modi di dire tipici della nostra parlata, anche se conosciuti pure in altre località d'Italia.

Iniziamo con la prima.

Lu mònece vreugnose porte la visacce vuoiete. 
Il monaco che si vergogna porta la bisaccia vuota.

Il significato di questa espressione è chiaro: colui che non chiede, per imbarazzo o per vergogna, non avrà mai quello di cui ha bisogno e che spera di ottenere.

Passiamo al secondo modo di dire.

Nen tresche e nen spicce l’are.
Non trebbia e non svuota l'aia.

L'espressione la indirizziamo verso quelle persone che, incapaci di prendere decisioni, non sanno né ottenere un risultato né mettere fine all'opera in cui sono impegnati. Rimangono in bilico, lasciando interdetti quanti si aspettano da essi una conclusione.

Infine il terzo detto.

Setacce setacce, coma mi fi’, je t’arefacce.
Setaccio setaccio, come mi fai, io ti faccio (di rimando).

Il setaccio che viene imprestato deve tornare indietro. L'espressione vuole indicare che il comportamento che si tiene nei confronti di qualcuno tornerà indietro, nello stesso identico modo. Se si fa del bene, ci si deve aspettare il bene.

Vi lascio, dandovi appuntamento a domani.

Concetta D'Orazio



lunedì 2 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Lunedì, 2 dicembre 2019




Eccoci al secondo giorno del Calendario dell'Avvento d'Abruzzo. Apriamo la casellina del 2 dicembre.

Come ben osservate, la foto ritrae alcune confezioni che contengono presenti da regalare agli ospiti alla fine del banchetto che fa seguito ad una cerimonia.
Certo la bomboniera non è una tradizione esclusiva d'Abruzzo ma, nella nostra memoria folcloristica, consegnare agli invitati un piccolo dono, in genere a fine pasto o al momento del saluto, è consuetudine molto sentita. Ancora oggi, strano a dirsi, quando ormai, in gran parte d'Italia, questa pratica viene sostituita con l'uso di devolvere in beneficenza il denaro che si sarebbe speso per il regalino, molte persone preferiscono lasciare la bomboniera come ricordo dell'evento, battesimo, comunione, matrimonio et cetera.

Oggi come ieri la scelta della bomboniera è tra le prime preoccupazioni di chi è alle prese con l'organizzazione di una festa importante.

Un tempo il cadeaux per gli ospiti racchiudeva pure allusioni simboliche al benessere di chi lo regalava. 
«C'à fatte pe' bomboniere? » Così, quando ero ragazzina, sentivo che spesso veniva chiesto a chi tornava da un pranzo di nozze o da una festa per un evento particolare. 
La curiosità per la bomboniera era giustificata dal fatto che il formato, l'utilità, la bellezza del pensierino da portare a casa facessero capire quanto l'organizzatore della festa in questione avesse deciso di spendere, per far bella figura. 
Al contrario, in caso di un regalino di poco conto, l'opinione pubblica era sempre pronta a tacciare i protagonisti dell'evento con severi accenni alla tirchieria o, peggio ancora, alle ristrettezze economiche.

Per fortuna i tempi cambiano. Ai nostri giorni, regalare un oggettino ad amici e parenti rimane solo un pensiero gentile che, nella forma e nelle dimensioni, rispecchia i gusti di chi usa questa gentilezza. 
In Abruzzo questa gradevole usanza è ancora molto sentita.

Vi saluto anche oggi, dandovi appuntamento a domani.

Concetta D'Orazio



domenica 1 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Domenica, 1 dicembre 2019

Con l'inizio del mese di dicembre, apriamo il nostro appuntamento con il Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, versione 2019.
Il primo giorno dell'Avvento voglio che sia dolce. Infatti dedico questo brano alle dolcezze d'Abruzzo, almeno a quelle più conosciute.

Come in tutte le regioni d'Italia, anche in Abruzzo abbiamo molte specialità di pasticceria che si distinguono a seconda dell'area di provenienza.


Nella zona del frentano, le prelibatezze zuccherate più note sono i Bocconotti.

I bocconotti sono, per così dire, dei canestrini di pasta con un ripieno di cioccolato e mandorle. Negli anni passati ne ho descritto la ricetta e la preparazione.

Sicuramente fra le dolcezze abruzzesi più conosciute ci sono le Pizzelle, anche note con il nome di Neole. L'impasto di uova, zucchero e olio può avere diversa consistenza, cambiando di spessore, a seconda del ferro usato in cottura. 

Delle pizzelle ho scritto diverse volte. Qui c'è la ricetta e in questa pagina ho descritto i vari tipi di ferro che vengono utilizzati per la cottura.

Sulle nostre tavole, a fine banchetto, non manca quasi mai la regina, la Pizza dòce, pizza dolce, una torta composta da strati di Pan di Spagna, bagnati con l'Alchermes e farciti con la crema pasticciera e crema al cioccolato.

Nella zona di Guardiagrele, le bontà più famose hanno un nome molto curioso: le Sise delle Monache. Non ho ancora avuto modo di parlarne qui, nel blog, pur avendole citate su altre pagine. Cercherò di rimediare.

Le feste pasquali e natalizie sono accompagnate da piacevolezze tipiche. 
Sulla tavola di Pasqua non mancano mai Pupe, Cavalli e Cuori: pasta biscottata che assume le forme di bambola, cavallo o cuore. Questa è la ricetta. Al periodo pasquale è legato anche il classico Soffione dolce, fatto di frolla, ricotta e uova.

La tavola natalizia è sempre resa tenera da dolciumi che, pur avendo fattura e consistenza simili, assumono vari nomi, Caggionetti, CavicionettiCelli ripieni: biscotti fritti di pasta sfoglia con ripieno di marmellata e frutta secca.
Ecco la ricetta.

Il Parrozzo è noto e preparato ormai in quasi tutto l'Abruzzo, sebbene sia nato a Pescara. Ha un cuore formato da un impasto di semolino, uova e zucchero ed è interamente ricoperto di cioccolato. Chi vuole può sperimentarsi nella preparazione seguendo questa ricetta.



Concludo il brano che apre la prima finestrella de Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, dandovi appuntamento a domani.

Concetta D'Orazio

Ho scritto sul Natale d'Abruzzo in Riprendiamoci il Natale.









venerdì 29 novembre 2019

Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2019

Tra qualche giorno tornerà sul blog questepagine il
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo.
Aspetteremo il Natale, chiacchierando d'Abruzzo.
Per 24 giorni, a partire dal 1 dicembre, cercherò di tenervi compagnia con argomenti inerenti all' amata regione.

Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2019


Nell'attesa, riassumo qui gli articoli delle precedenti edizioni (2015-2016-2017)

2017

2016


2015


Martedì, 1 dicembre - Preparativi ed organizzazione
Venerdì, 4 dicembre - Peperoni secchi
Sabato, 5 dicembre - Crustili
Lunedì, 7 dicembre - Fuochi della vigilia
Martedì, 8 dicembre - Concezione
Mercoledì, 9 dicembre - La neve lungo l'Altopiano
Giovedì, 10 dicembre - Cavicionetti
Venerdì, 11 dicembre - Pizze e foje
Sabato, 12 dicembre - Formaggio
Domenica, 13 dicembre - Santa Lucia
Lunedì, 14 dicembre - Mari e Monti
Martedì, 15 dicembre - Rievocazioni quasi storiche
Giovedì, 17 dicembre - Regali presuntuosi
Venerdì, 18 dicembre - Itinerari abruzzesi
Sabato, 19 dicembre - Prove di parrozzo
Domenica, 20 dicembre - Menù della vigilia
Martedì, 22 dicembre - Mai senza
Mercoledì, 23 dicembre - Di dolcezze

domenica 24 novembre 2019

Riprendiamoci il Natale, in versione cartacea.

È finalmente arrivata la versione cartacea di Riprendiamoci il Natale.
Un pensiero, un regalo: un libro è sempre ben accetto.


domenica 17 novembre 2019

Il sole e la frescura. Roccacaramanico.



Un ricordo dell'estate appena trascorsa che non avevo ancora condiviso sulle mie pagine, questepagine.

Da Caramanico, in direzione Campo di Giove, una volta superato il paese di Sant'Eufemia a Majella, si arriva proprio ad una frazione di questo comune, denominata Roccacaramanico. 


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Già all'ingresso del borgo, un profumo, a metà fra medievale e romantico, ha permeato l'entusiasmo quasi ingenuo della mia incredulità. Ero meravigliata dal fatto di essere giunta in un luogo al contempo semplice, per la limpidezza dell'atmosfera e per le  forme architettoniche originali, sebbene alcune rifatte di ricente, eppur vario per i colori e per le tonalità della natura inviolata.



Gli angoli caratteristici del piccolo villaggio sembrano quasi discorrere con il visitatore, contento di poter allargare gli occhi verso l'orizzonte del circondario genuino. 
Molto bella la piazza che è al contempo terrazza, con alcune panchine che permettono il riposo del viaggiatore, nel mentre continua ad ammirare il paesaggio.



Proseguendo, invece,  nel cammino, si sale. 
Le vie sono erte. Il sole è più caldo, verso su, ma la frescura dell'altezza sul livello del mare comunque rincuora.






In cima, lo scenario è ancora più antico e primigenio. L'atmosfera è complice dei pensieri rarefatti. Le pietre li assecondano e la calma li invoglia ad immaginare scene di vita che erano abituali in un passato non troppo distante. In quei periodi il centro doveva essere animato dall'operosità degli abitanti, prima che essi decidessero che sarebbe stato meglio per loro trovare fortuna in altri luoghi, lasciando il natìo borgo solo con pochissimi custodi originari.




Mi sono fermata anch'io a pensare, a fantasticare quella vita di un tempo, e forse ad immalinconirmi un po' per la partenza dei suoi abitanti di una volta.

Subito dopo però ho ripreso fiducia, riflettendo sul fatto che oggi il borgo ha ripreso nuova vita, soprattutto in relazione al crescente interesse di turisti ed escursionisti. Soddisfatta, ho ripreso il mio viaggio in discesa, avevo in animo di visitare l'interessante Museo Etnografico che ha sede proprio all'ingresso del paese. 

C.D'Orazio



















Roccacaramanico si trova in provincia di Pescara

sabato 16 novembre 2019

La quiete del lago. Eremo di San Domenico.









Tante volte osservai da lontano, mentre ero in transito sulla strada che conduce al Lago di Scanno. Immaginavo che fosse un luogo di sospiro e di respiro. Lo avevo anche letto. 
Spesso avrei voluto fermarmi ma era sempre o troppo tardi o troppo presto o ancora affollato o quasi chiuso. 
Il tempo rimandava la visita a momenti in cui avrei avuto più concentrazione per assaporare la serenità di quel luogo d'incanto.
E il tempo ha sempre ragione.
Qualche settimana fa, con la pacatezza di un giro di domenica pomeriggio, sono riuscita a compiere il mio proponimento.

Dopo aver accostato la portiera dell'auto, m'incamminai lungo il tragitto che conduce alla piccola chiesa. 
Un solido ponticello collega la strada al luogo di culto, permettendo di passare sopra alla grandiosità di un lago incastonato fra i monti. 
Le sponde sono infatti quelle del Lago di San Domenico, bacino artificiale, un paradiso alla vista e una carezza di quiete per i pensieri, nella Valle del Sagittario.
Lì, dove gli opposti declivi delle montagne si incontrano a formare la punta di un triangolo, le acque del lago rispondono di concerto, mostrandosi anch'esse ferme e di geometria capaci.



Con il capo girato ad adocchiare l'orizzonte in cui le acque si congiungono a punta alla punta del cielo, arrivai alla piccola chiesa, che, racchiusa fra le rocce, custodisce la grotta dove il monaco visse da eremita, guadagnandosi la santità.



Una volta fuori, mi affacciai di nuovo al magnifico porticato davanti alla chiesa, a godere ancora del panorama lacustre e della vegetazione rigogliosa.



Ammirai quella abbondanza di verde e di rosso e di blu, frammista alla tranquillità del luogo di preghiera e di riflessione.
Con me portai finalmente il piacere di quella visita e di quella vista.

C. D'Orazio





L'Eremo di San Domenico si trova nel comune di Villalago (AQ)

domenica 20 ottobre 2019

Edizione cartacea




Voi non potete tormentarmi così, non credo di essere l’unica responsabile di chissà quale trasgressione. Sì, è vero, sono una vittima anch’io. Se voi foste state più attente qualche mese fa, se voi, care considerazioni mie, foste venute in mio soccorso, io mi sarei fermata. Allora. 
E invece no, voi dove eravate?
E adesso vi presentate qui, con la vostra bella faccia tosta, a sbattermi in testa, sul viso e nella gola il rimorso per avere osato tanto? Ce ne vuole di coraggio, cari pensieri miei. Ora è troppo tardi. 



domenica 29 settembre 2019

La chitarra e gli spaghetti



Il cibo della domenica deve essere speciale. 
Una tradizione che portiamo nel cuore, anche quando siamo lontani dal nostro Abruzzo: il giorno di festa dobbiamo mangiare con più gusto. La domenica si assapora anche sul desco.
La nostra tavola, in quel dì, deve contenere un aroma diverso, un piatto particolare, un gusto che ci fa sospirare.

Ci dedichiamo a preparare, studiamo i contorni, valutiamo i condimenti. Prepariamo la sostanza, impastiamo con la farina. 




Tra le tradizioni più solide, in Abruzzo, vi è quella che ci vede impegnati a preparare uno dei nostri piatti per eccellenza: la pasta all'uovo, che noi conosciamo pure con la semplice espressione di pasta fatta in casa.
Spaghetti, tagliatelle, gnocchi e sagnette: la scelta è imbarazzante e difficile. Eppure ne veniamo fuori, alternando le specialità.


Il matterello lavora, componendo quasi melodie, accordandosi alla sfoglia, con l'accompagnamento della chitarra.
Le corde ci trastullano, donandoci, in cambio del lavoro, rugosi spaghetti.
Li mangeremmo anche così, tanto sono appetibili.




Ma li buttiamo dentro ragù meravigliosi, facendoli aggrovigliare a pomodori agganciati a soffritti perfetti.





Gli spaghetti alla chitarra si preparano così:

per ogni uovo servono 100 grammi di farina, un pizzico di sale.
Generalmente è necessario un uovo per ogni commensale.
Per quattro persone, quindi, occorreranno 4 uova e grosso modo 400 grammi di farina, più quella che serve da spargere allegramente sulla sfoglia. 

Bisogna impastare per bene gli ingredienti e quindi procedere a formare la sfoglia. Naturalmente dovrei consigliare l'utilizzo del matterello per ottenerne una. In tutta sincerità, è possibile ricorrere anche alla macchinetta, cosiddetta nonnapapera, per velocizzare la questione.

La sfoglia va divisa, meglio tagliata in pezzi ideali da posare sopra alla chitarra tagliapasta. Con l'aiuto del matterello essa va premuta sopra i fili dell'attrezzo. Gli spaghetti si staccheranno, depositandosi nella parte inferiore della chitarra. 
 
Si raccolgano quindi e si tuffino nell'acqua, destinandoli ad un degno condimento (ragù, pesce o altro).


Concetta D'Orazio



Ho già scritto molte volte il procedimento per realizzare la pasta fatta in casa. Trovate qui uno dei miei articoli.