mercoledì 12 novembre 2014

Il calendario dell'avvento e realizzazioni a tema natalizio


Il giallo è più corto. Lo nascondo in fondo. Nessuno lo deve sapere che il giallo si è accorciato.
Anche il marrone è allo stesso livello. Entrambi sono quasi a  metà.
La situazione del rosso e del blu è più drammatica. Hanno superato la metà già dalla scorsa
settimana.





Sì, la stagione è proprio questa, il periodo in cui ogni vena creativa sembra far capolino, con la complicità di temperature più basse ed atmosfere casalinghe.

Questo è il momento di dare libero sfogo alle necessità di espressione artistica che, in fondo in fondo, temporeggiano, in letargo, in ciascuno di noi, pronte a risvegliarsi all'occorrenza.

Confessiamolo: la sola idea dei preparativi per le feste, ci fa sbizzarrire in complicati progetti culinari e/o di realizzazione manuale, a vario titolo.
Lo sappiamo benissimo che non siamo molto bravi in queste cose ma non ci sarà nessuno che si permetterà di prendersi gioco delle nostre eventuali incapacità. A Natale.

Sì, perché a Natale sembra tutto più bello, più condivisibile. Insomma più accettabile.
Anche la nostra arte. O quella che sembra arte. A noi.

Tra i lavori che possiamo iniziare a programmare in questo periodo, c'è sicuramente la messa in opera del Calendario dell'avvento
Sarà molto simpatico realizzarlo con i bambini.

Prepararlo è semplice: basta scrivere su di una base di cartone (ma anche dipingere, formare, plastificare, a seconda del vostro estro) i giorni compresi nel periodo 1 - 25 dicembre e decorarli come più vi piace.

Nell'esempio che segue, i vari numeri sono stati colorati in maniera diversa, incollati sul cartone-base e poi ricoperti con della carta velina (da sollevare giorno dopo giorno), fermata con una pinzetta.




Gli appassionati del presepe non avranno limiti alla fantasia creativa. 
Di seguito propongo foto di alcuni "pezzi" (casette) realizzati qualche anno fa.

Nel primo esempio, sono stati utilizzati pezzetti di legno e/o corteccia, tenuti insieme con la colla a caldo.





Un'idea molto carina per realizzare oggetti per il presepe è quella di utilizzare la pasta. Potrete incollare mezze-maniche, linguine, bucatini, rotelle.
Attenti a non farne carbonara!




domenica 9 novembre 2014

Riprendiamoci il Natale

Ci fermiamo davanti casa della zia.
Non è proprio mia zia. Non è la zia di mamma o di papà. Non so nemmeno perché la dobbiamo chiamare così. 
Non importa. Basta che sul tavolo della sua sala ci sia tanta roba da mangiare.

Ieri è scesa un po’ di neve ma non ha creato molto impiccio. La strada è pulita. Prima di passare oltre l’inferriata, bisogna suonare il campanellino: gli zii che non sono zii hanno un cane che abbaia molto. Meglio stare attenti.





Cosa ci si aspetta dalla lettura di un e-Book dal titolo Riprendiamoci il Natale
Una raccolta di racconti, come tante?
Sicuramente no. E non lo dico perché è opera mia. Ci mancherebbe. Senso critico, mica bruscolini!

Le storie contenute in questo libretto traggono origine da una personale riflessione nata sul presentimento di sensazioni che evolvono, di tempi che passano e sulla inevitabile perdita di talune atmosfere. Queste ultime non sono proprie delle festività in senso stretto ma si riferiscono a modi di pensare e a comportamenti che, avendoci accompagnato nei nostri anni, dall'infanzia alla età matura ora sentiamo come lontani. 
Un po' ci dispiace perderli, un po' facciamo fatica a rievocarli, per paura di essere guardati come "antichi".

Così proseguiamo, adattandoci a quelle che sono le velocità multiple delle moderne forme di comunicazione che non ci danno nemmeno il tempo di acclimatarci.
E mentre facciamo finta di apprezzarne i vantaggi, mostrandoci sempre solerti nella quotidiana attività di condivisione, in cuor nostro rimpiangiamo un po' quei tempi.
E non solamente un po'.

Il periodo dell'attesa e poi quello delle feste è uno dei momenti che rimarrà impresso nella memoria dei nostri anni passati, soprattutto quelli di nostra prima vita. 
Non so perché, forse per il fatto che le emozioni assorbite da bambini e da adolescenti rimangono nel cuore più a lungo, di quanto non riesca a permanere, nella testa, la reminiscenza vera e propria.
Forse perché la consapevolezza di dover vivere in una maniera, quella moderna, diversa dai modi che ci insegnarono da ragazzi, ci sembra quasi blasfema.
Oppure perché avvertiamo sic et simpliciter la mancanza di quelle impressioni che non ci è dato più di provare oggi.

Cosa si troverà, dunque, all'interno di Riprendiamoci il Natale?
Ricordi.

Ricordi di un trascorso antico che si ricompongono nel presente. Il tempo di oggi a paragone con quello dei decenni precedenti, degli anni ‘70 e dei fortunati ’80 e ’90. 

Un gioco di rimandi tra ieri e oggi, farà sorridere e pensare.

L'ironia dei vari titoli non deve trarre in inganno: è marchingegno incaricato di mascherare nostalgiche verità.


Di seguito i racconti presenti nella raccolta.

- Prefazione del tutto e del niente 
- Quanto costa un Bambinello 
- I bollini di qualità 
- Bozzette nei pantaloni 
- Le kappa con le consonanti 
- La farina senza calcolatrice 
- Il panettone è troppo piccolo 
- La briscola senza carte è come il presepe senza asino 
- Una bambina, due bambine e un pomeriggio
- Postfazione di Santo Stefano
 

Concetta D'Orazio


Idea regalo: biscotti di Natale



"Sbircio tra la trasparenza di quei sacchetti, vedo dolci, biscotti, caramelle, cioccolata, pizzelle e anche qualche panino per i più affamati" (da Riprendiamoci il Natale)















Senza biscotti non è Natale
I piccoli frollini dalle forme "natalose" non devono mai mancare nelle Feste.
Realizzati con le sagome giuste e dipinti con i colori per alimenti (il gel nei tubetti che potete trovare in qualsiasi supermercato), possono rappresentare anche un'ottima idea regalo. 

Sistemateli all'interno di semplici vassoi bianchi, oppure dorati o argentati. Avvolgeteli con carta trasparente e sbizzarritevi ad "infiocchettarli", come più vi piace.
Di semplice preparazione e di sicuro effetto. 

Ingredienti per la pasta
250 gr. di farina 'OO 
100 gr. di burro
3 uova
1 pizzico di sale
cannella, zenzero, noce moscata, secondo i vostri gusti
1/2 bustina di lievito per dolci
Eventuale glassa per guarnire e altro per la decorazione
2 albumi
400 gr di zucchero al velo
confettini colorati di cioccolata
Pasta di zucchero con forme a vostra scelta
Colori per alimenti
Preparazione
Unite le uova allo zucchero, al burro precedentemente fuso, alla farina e al pizzico di sale. 
Aggiungete quindi il lievito e le spezie che più gradite. 
Ricordate che i biscotti di Natale devono profumare!
Riponete in frigo per una mezz'ora.
Preparate le formine
Qui propongo un esempio di quelle che io ho collezionato nel tempo.


Togliete l'impasto dal frigo ma staccate un pezzetto per volta, prendendo solo la quantità che stenderete sulla spianatoia, con l'aiuto di un matterello, allo spessore di circa mezzo centimetro. 
Il resto tenetelo sempre al fresco.
Tagliate i biscotti con le formine che avete scelto. Poneteli su di una teglia ricoperta da carta per cucinare.
Ripetete questi passaggi fino a quando avrete esaurito tutto l'impasto. 
Gli eventuali rimasugli delle precedenti realizzazioni possono essere impastati nuovamente.
Infornate a 180° per una decina di minuti.
Fate attenzione: i biscotti arrivano velocemente a cottura.


Decorazione
Questa è la fase sicuramente più entusiasmante di tutta la realizzazione. Potrete sbizzarrirvi a seconda della creatività e del vostro estro momentaneo.
Preparate la glassa, mescolando lo zucchero al velo con gli albumi e coloratela con qualche goccia di gel per alimenti. Spalmatela quindi sui biscotti già cotti, aiutandovi con un pennello da cucina. Fate raffreddare, fino a che la glassa si sarà seccata.
Potrete guarnire i biscotti con stelline e altre decorazioni realizzati con pasta di zucchero.
Potrete anche inserire gocce di cioccolato prima di infornare.
Insomma non ponete limiti alla fantasia natalifera
Confezionate i biscotti.






sabato 8 novembre 2014

Di notte, mi ascolto le parole




È a tarda notte, come in questa, che mi siedo ad ascoltare le mie parole.
Quelle che non ho mai parlato, quelle che avrei voluto che qualcuno apprezzasse. Se solo non le avessi sottaciute.
Le sento, si divertono, non devono più sottostare a nessuna restrizione.
Non conoscono censura, adesso. 
Possono gridare, queste benedette parole.

Fatelo sottovoce, però. Qualcuno potrebbe sentirvi. Davvero.

È nel buio più immediato che mi vengono fuori, in silenzio. Sono parole dolci, quelle che abbraccio nell'affanno del mio respiro un po' assonnato.
Mi ci metto a giocare, prendendole a calci con i cuscini. 
Fino a quando non mi accorgo che quella che perde sono io.
Mi viene meno il fiato. 

Mi arrendo. Mi metto a rabbonirle. Le dirigo, sussurrando, verso il letto e le presento a chi mi sta accanto. 
Metto anche un po' di miele nella gola, prima di pronunciarle.

Siete contente, adesso? Perché vi siete improvvisamente azzittite?
Cosa avanzate? Cosa pretendete?
Rianimatevi!

Sono anche parole secche. Le mie. Le altre.
Arrivano dritte, a volte si mascherano un po'.
Sul dico o non dico, loro sono bravissime. Si esercitano da decenni.

Nei tempi della fanciullezza erano sincere, trasparenti come un vetro.
Sono diventate più guardinghe, in seguito. 
Ma la giovinezza, si sa, ha da smaltire molta imprevedibilità. 
E poi ritorna sempre all'onestà.

Oggi sono scaltre, le parole. Non sanno ancora essere smaliziate ma le sto educando.
Insegno loro a sapersi trattenere. 
Dico come si devono organizzare.
Non sempre riesco nei miei intenti didattici.
Mi impegno.

Giocate, chiacchiere mie, ora che potete, a notte tarda.
Domani vi ritirerò, ad una una. 
Vi numererò e vi istruirò.

E per far lavoro più sottile, vi butterò sulla pagina bianca. Al candore del foglio non potrete fare prepotenza.
Ridete ora. Ballate pure.
E piangete, parole, insieme con il sorriso che avete a lungo trattenuto.

Concetta D'Orazio

domenica 26 ottobre 2014

Tronchetto di Natale al cioccolato



"Ora che ci penso, mi è venuta fame. I grandi portano buste zeppe di roba da mangiare. Dobbiamo arrivare prima sotto la quercia, poi ci daranno qualcosa.
Sbircio tra la trasparenza di quei sacchetti, vedo dolci, biscotti, caramelle, cioccolata, pizzelle e anche qualche panino per i più affamati."
(Da Riprendiamoci il Natale, dicembre 2013) 




***

Quel cielo già scuro, prima delle 17,00, quell'aria frescolina, non ancora troppo gelida.
In questo periodo mi piace osservare i movimenti della giornata che volge al termine con velocità, quasi avesse fretta di guardare tutti rifugiarsi nelle case, a godere di bevande calde, del tepore di carezze e confidenze che l'afa estiva ha costretto troppe volte a sacrificare, in nome di ore trascorse all'esterno.

In pomeriggi come questi, ripeto che è troppo presto per pensare al Natale, che non ha senso, che faccio pensieri precoci. 
Me lo dico che manca ancora molto al 25 dicembre, ma è inutile. 
Finisco per arrendermi.

Per darmi un contegno, non ne parlo con nessuno (salvo scriverlo nel blog! ndr.), limitandomi a giustificare i miei prematuri esperimenti nataliferi con affermazioni del tipo: «Faccio delle prove!»,«Mi porto avanti con il lavoro», «Cosa sto facendo? Io? Ma, niente, giocavo...». 
Mi schermisco così, di fronte alle risatine sornione dei famigliari.

Dite la verità, amici nataliferi: a noi cosa importa?
Al lavoro. 
Oggi vi presento un classico: il tronchetto, ricoperto di cioccolato. A questo ho accompagnato delle decorazioni in pasta di zucchero: alberelli di Natale. 
La preparazione richiede un po' di tempo ma non è molto difficoltosa.





Ingredienti 

per il Pan di Spagna

6 uova
160 gr. di zucchero
160 gr. di farina
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

per la crema pasticcera (o Chantilly)

6 tuorli
200 gr di zucchero
100 gr. di farina
800 ml. di latte
buccia grattugiata i limone
Per la crema Chantilly, dovrete aggiungere alcuni cucchiai di panna montata (4 o 5 a seconda del gusto)

per la copertura/decorazione

4 quadratoni di cioccolato fondente
100 ml. di panna da montare

Preparazione


Leggete qui la ricetta e la composizione del Pan di Spagna
Una volta realizzato l'impasto, va messo in una teglia rettangolare, onde ottenere una base da poter arrotolare.

Preparate la crema pasticcera,  sbattendo dapprima i tuorli con metà dello zucchero, aggiungendo quindi la farina. 
Scaldate il latte in un pentolino con l’altra metà dello zucchero ed il limone. 
Quando il latte inizierà l'ebollizione, occorrerà unire gli altri ingredienti e continuare a scaldare sul fornello, girando ininterrottamente fino a che il composto non risulterà cremoso. 
Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. 
Nel caso si volesse ottenere un effetto "Chantilly", basterà unire alla crema alcuni cucchiai di panna precedentemente montata. 
Il gusto della crema, naturalmente, sarà a vostra discrezione.

Ora dovete spalmare la crema sull'unica fetta di Pan di Spagna rettangolare. 
Arrotolate e lasciate riposare per una mezz'oretta in frigo, avvolgendo il tutto con una pellicola da cucina.

Nel frattempo preparate la glassa per la copertura: sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria. 
Montate la panna e aggiungete al cioccolato, mescolando con molta cura. Potete montarne un po' di più ed utilizzarla eventualmente in aggiunta alla crema pasticcera (vedi sopra).

Prendete il dolce dal frigo: potete anche tagliarlo a metà ed attaccare una parte all'altra, in obliquo, come nella foto, per dare l'aspetto di un tronco.

Spremete la glassa sopra ed attorno ai tronchi, aiutandovi con un sac à poche
Passate infine una forchetta e "strigliate" la glassa, in maniera da ottenere l'effetto-corteccia.

Fate raffreddare in frigo per una mezz'ora, prima di servire.








venerdì 24 ottobre 2014

Autori a confronto - Sulla stessa barca






Sullo stesso articolo, hanno scritto Ant Sacco, Roberto Bonfanti, Mario Pacchiarotti e Concetta D'Orazio, nei rispettivi blog: 






Sulla stessa barca, breve storia in itinere di una collaborazione fra autori, un titolo che è garanzia di sintesi e di continuità.

Sì, perché è proprio così che definirei questa nostra avventura, una iniziativa volta al reciproco aiuto, allo scambio di informazioni e alla produzione di “materiale scrittorio”, il tutto concentrato in pochi passaggi di progettazione e, lo spero vivamente, destinato a continuare.

Iniziammo per caso (si dice sempre così, ndr.), dopo aver scambiato le solite sedici chiacchiere virtuali, quattro a ciascuno, ed aver espresso le nostre perplessità sulle consuete argomentazioni che animano, ormai da anni, i tavoli del noto locale in centro, il Bar dell’auto-pubblicazione: impaginazione, editing, promozione.

Abbiamo pensato che, se è vero che due più due è uguale a quattro, sarà anche vero che l’azione comunitaria porta vantaggi migliori dell’intraprendenza personale.  
Così, tra un abboccamento in chat e un altro, abbiamo iniziato a programmare qualche azione che ci vedesse impegnati in contemporanea. La prima che ci è venuta in mente, come è naturale, è stata quella di scrivere articoli a più mani, o più tastiere.

Dalla nostra collaborazione sono nati brani inerenti al Self-Publishing, scritti insieme o anche redatti singolarmente e poi condivisi in maniera vicendevole, come in questo caso.
E così, dopo diversi mesi, non solo siamo ancora qui, in quattro nella stessa iniziativa, ma possiamo dire che: ci abbiamo preso gusto!

Questo gioco di squadra si è rivelato interessante e divertente, a tal punto che abbiamo deciso di fare un esperimento singolare: far ritrovare alcuni personaggi dei nostri rispettivi libri, riuniti in un posto sconosciuto, a costruire una storia altra che non sappiamo quale esito potrà avere ma sicuramente, a quanto abbiamo compreso dalla redazione dei primi due capitoli, si sta dimostrando esercizio di scrittura molto valido e coinvolgente.

Vi chiederete: come funziona la collaborazione fra quattro teste pensanti e scriventi? E soprattutto: riuscite ad essere sempre d’accordo su tutto?

Quattro persone hanno indubbiamente modi differenti di approcciarsi alle varie questioni. È naturale: con il tempo potrebbero nascere contrasti interni al nostro piccolo gruppo. Ne siamo consapevoli ma, lo dico con certezza, stiamo cercando di trasformare questo eventuale punto debole in sicuro punto di forza: il lavoro in quattro si rivela fonte di ricchezza, in termini di sostegno, scambio di notizie ed informazioni, condivisione dei risultati.

L’esperienza del Self-Publishing è recente, inutile ribadirlo. In questo caos primordiale fatto di notizie alquanto confuse, di esperienze personali deboli, a causa della poca dimestichezza con taluni ambienti, e delle esigue disposizioni di tempo ed energie, quanta tangibile competizione avvertiamo ogni giorno?
Noi vogliamo provare a fare un po’ al contrario, cioè trasformare la competizione in gratificante collaborazione!

Ringrazio i miei compagni di avventura, Antonella, Roberto e Mario: ho avuto la fortuna di incontrare persone motivate, precise, tenaci al punto giusto.
Stiamo tentando di realizzare un progetto comune e ci impegniamo non soltanto a tener fede ai compiti di ognuno e alle scadenze ma soprattutto ad “aspettarci”, a dirci “va bene, dai rimandiamo a domani”. 
La fiscalità non la conosciamo!

«È pronto il mio articolo! Vi piace?»
«Qual è l’ultimo argomento che avevamo stabilito? Non ricordo…»
«Ragazzi, scusate, non ce l’ho fatta. Mi aspettate?»

Il confronto è quotidiano e lo scambio di impressioni è garantito.
Prima che quattro persone che scrivono, mi piace pensare di essere diventati quattro amici.



Concetta D’Orazio

giovedì 23 ottobre 2014

Pizza-dolce sottile, alla crusca di avena e alla crusca di grano



E questo non si può e quello è troppo grasso. I biscotti hanno lo zucchero. I ciambelloni sono troppo ciambellosi.

Già le diete ipocaloriche mettono di cattivo umore, immaginate come possa essere pesante iniziare la giornata senza poter disporre di qualche cibo dolce, magari da affiancare al caffè o da inzuppare nel latte (totalmente scremato!). 

Vi hanno consigliato di consumare crusca. Sì, va bene ma che soddisfazioni può dare?
Insomma, i primi umori del mattino inevitabilmente si rifletteranno su tutte le azioni del giorno.

Avete deciso di fare a meno della colazione, accontentandovi del solo caffè? Non devo dirvelo io che questo comportamento è sicuramente sbagliato. La fame vi consumerà le energie a poco a poco, fino a che arriverà, a metà mattina, il momento in cui il troppo appetito potrebbe portarvi a fare scelte inconsulte di cibo, mandando all'aria tutti i buoni propositi per la dieta.

Esistono soluzioni? Certo ma spesso sono o troppo costose (preparati industriali) o troppo complicate da realizzare casa.
Ogni tanto, però, capita di fare  scoperte con poco.
È questo è il caso di questa pizzettina dolce, davvero di semplice e veloce realizzazione, ottima per accompagnare colazioni e merende.

C. D'Orazio





Ingredienti

3 cucchiai di crusca di avena
3 cucchiai di crusca di grano
3 cucchiai di latte scremato in polvere
1 uovo grande + un tuorlo
1 bustina di vanillina
dolcificante a vostro piacimento (non posso dare la dose esatta che, come sapete, dipende dal tipo edulcorante che utilizzate. Per aiutarvi, però, vi consiglio di metterne tanto quanto ne usereste per 3 caffè).

Preparazione

In una terrina mettere la crusca (grano e avena) e le uova. Iniziare ad impastare, quini aggiungere il late scremato e la vanillina. Foderare un piccolo stampo (15 cm) con carta da forno. 
Disporre il preparato nello stampo ed infornare per una decina di minuti a forno statico pre-riscaldato a 120°.
Togliere dal forno e cospargere di (poco!) zucchero a velo.

P.S. La marmellata che vedete in foto è solo decorativa. In dieta è vietata!






domenica 19 ottobre 2014

Le parole



Le parole sono importanti.
C'è chi sta molto attento alle parole: le osserva, le confronta, ne calcola la lunghezza, le modalità e le date di espressione.

Le parole hanno tempi inconfutabili.
Per ognuna di esse c'è un timbro cronologico, un momento.

Le parole tutte dovrebbero essere singolari e genuine.
Ci sono parole che arrivano prima e parole che qualcuno legge come prodotti goffi di un "tempo dopo", conseguenze di apocrife sciatterie.

Concetta D'Orazio



Un ombrello per gli occhi





Sono come respiri addomesticati, questi occhi che guardano solo là, dove sanno che possono dirigersi.

Si fermano a quei limiti. Non si azzardano a continuare oltre il divieto.

Non sono sempre bravi, però.

Talora lo sguardo vuole farsi audace.
O almeno questa è la parvenza che cerca di dare.
Si allontana, deviando e arrischiando a far perdere le tracce.
Sono brava a seguirlo, ma il tentativo di controllo non sempre mi riesce.

Mi arrabbio per questo. Li blocco, li fermo.
Li imprigiono, i miei occhi.
Li lascio fermi, cercando di supplire con la mente a quella costrizione.
Ed è allora, quando il pensiero si sostituisce alla vista, che gli orizzonti si allontanano.
Le distanze si annullano e le idee si sovrappongono.

Ho bisogno di un riparo, di un ombrello che possa fornire protezione da quella pioggia di suggestioni, di rimproveri.

Di parole lasciate in decantazione per troppo tempo.

Potrebbero piovere all'improvviso e generare pozzanghere pericolose.
Per questo sto attenta a fare previsioni.
Curo. Controllo. E arrangio ipotetiche soluzioni.

Fino a quando, nei casi peggiori, apro il parapioggia.


Concetta D'Orazio

venerdì 17 ottobre 2014

Le dita dei tuoi anni








Quelle dita: ci sono tutti i tuoi anni, dietro, sopra, sotto.
Si raggrinziscono, quando tu comandi loro qualcosa.

Ogni cucitura è l'immagine delle storie che sono passate attraverso le mani che le contengono.
Quanti nodi che le decorano, come gli intrecci che hanno sconvolto i tuoi tempi.

Sono forti, quelle dita. Sono agili. 
A volte si strofinano tra loro, in silenzio, quasi a darsi coraggio. Come se volessero rinnovare il patto di fratellanza che stipularono all'origine.

Le vorresti più tranquille. 
Te lo ripeti al mattino: si affrettano a ritrovare efficienza, mentre il tuo essere è ancora assonnacchiato.
Te lo ricordi alla sera: aggiustano quel poco ancora che manca. E tu già hai salutato le ore del riposo.

Non rispondono, talora accade. 
Te ne crucci un po', anche se sei consapevole che la loro contestazione è legittima. Non si astengono per capriccio ma per far valere i loro diritti.
E per far sopportare a te tutto il gravame del mondo.

Perché loro, le dita, sono generose.
Le tue.

Concetta D'Orazio