lunedì 7 dicembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Martedì 8 dicembre 2020 - Lu màcena cafè
domenica 6 dicembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Lunedì 7 dicembre 2020 - La svèje
Per ingannare il tempo, ci apprestiamo ad aprire una nuova casellina del Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2020. La giornata è quella di lunedì 7 dicembre.
Sulle mensole di legno dei veri camini abruzzesi, fino a poco tempo fa si era soliti osservare, fra i vari pazziarièlle, un oggettino che aveva doppia funzione: di abbellimento e di utilità, la svèje, la sveglia.
Certo, la mensola del camino non era l'unico posto atto ad ospitare quel piccolo marchingegno, generalmente fatto di ottone. Esso compariva sicuramente pure su comodini e comò.
Io però me la ricordo sul caminetto della nonna.
La svèje era di più di un semplice attrezzo atto a consentire ai membri della famiglia alzarsi al mattino: essa era una compagna delle giornate, quando l'occhio si allungava a guardare l'ora. Diveniva confidente nel tempo notturno, con il suo sonoro e impeccabile tic e tac, accompagnava sogni di tenerezza e improvvisi risvegli nel cuore della notte.
Era infine un trillo imperioso e severo. Sempre se ci si era ricordati di caricarla prima di andare a letto.
Eh, si, perché non funzionava con la corrente o con la batteria. Nel lato posteriore, la sveglia aveva delle levette, specie di farfalline, da girare: occorreva riposizionarle all'indietro, tutte le sere. Insomma, si doveva dare la corda, cioè la carica.
Te so' dìtte: štute 'ssa svèje - Urlava nel sonno la consorte al consorte o viceversa, quando l'ora impostata era di gran lunga in anticipo sul canto del gallo.
Si rimésse la svèje? - La mamma si accertava che l'indomani il figlio potesse essere puntuale a scuola.
Si ridàte la corde a la svèje? - Il nonno era l'addetto a quella mansione.
Bene, amici, spero di aver suscitato una dolce emozione con la rievocazione di questo orologio, con l'ingranaggio "a corda".
L'appuntamento è per domani.
E ricordate: regione rossa di sera, bel tempo si spera.
Concetta D'Orazio
sabato 5 dicembre 2020
Storia di un Calendario dell'Avvento e nascita delle "caselline".
Il mio Calendario dell'Avvento d'Abruzzo è alla sua quinta edizione (2015-2016-2017-2019-2020).
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Domenica 6 dicembre 2020 - Le bbabbùsce da notte
venerdì 4 dicembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Sabato 5 dicembre 2020 - Lu pazziarèlle
Carissimi amici, appassionati del Natale e innamorati dell'Abruzzo, anche oggi, sabato 5 dicembre, apriamo una nuova casellina nel nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2020, finestrella che dedicheremo ad un oggetto che molti amano e parecchi non sopportano.
Ai giorni nostri, l'arredamento tende al minimalismo: mobili essenziali e spogli stanno sostituendo l'abitudine che perdurava da decenni di riempire le abitazioni con mobilia pesante, forte e piena di suppellettili in ogni mensola, vetrinetta e angolino. Anch'io, negli ultimi tempi, preferisco la scuola di pensiero che vuole una casa libera da gingilli e cianfrusaglie. Per questo motivo, ho raccolto tutti i fronzoli e le bagatelle in una scatola che conservo con cura: in fondo ogni cosa mi ricorda un momento particolare, una persona, un'occasione.
Insomma, avrete già capito che l'oggetto in esame è il caro, vecchio, inutile ma grazioso, ingombrante ma delizioso, soprammobile.
Non esiste un termine preciso in dialetto per designare l'oggettino che fino a qualche anno fa veniva posizionato sulla mensola del caminetto, sul comò in camera da letto e su ogni superficie che si prestava a consentirne la vista e, dunque, l'apprezzamento.
Certo, da quando sono nata ho sentito nominare in dialetto i soprammobili in vari modi, a seconda dell'idea che essi infondono e dell'umore del momento.
Pulìsce la polvere sott'a tutte 'sse ciuccularièlle.
La mamma, sempre attenta, esorta a fare pulizie: - Pulisci la polvere sotto a tutti quei ninnoli!
Léve 'sse pazziarièlle da essa a sopre, ca me 'mbicce.
Il marito non sopporta gli oggettini inutili che gli rubano spazio che a lui serve: - Togli quegli ingombri da là sopra, che mi danno fastidio.
A volte, i soprammobili diventavano cusarièlle, cioè piccole cose che assumevano il valore di pensierini da regalare.
Te so repurtàte 'na cusarèlle da la ggite.
Era la frase che accompagnava il pensierino acquistato durante un viaggio, da regalare a qualcuno.
Insomma, abbiamo sempre trovato e troviamo parole per indicare i soprammobili, ma il dialetto, come dicevo prima, non ha un termine preciso in questo senso, almeno nelle parlate che io conosco. Il motivo di una simile mancanza è forse da ravvisare nel fatto che nei tempi antichi la mobilia nelle case era composta da pochi ed essenziali elementi, la vita era semplice e sui mobili venivano riposti oggetti che servivano davvero alla vita di tutti i giorni: pentolame, piatti, cesti; non c'erano soprammobili.
Conoscete, nelle vostre parlate, un termine esatto per designare il soprammobile?
A domani, con una nuova casellina del Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, 2020.
Concetta D'Orazio.
giovedì 3 dicembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Venerdì 4 dicembre 2020 - La seggétte
mercoledì 2 dicembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2020 - Giovedi 3 dicembre - Le recchjìne de 'na vote.
Nelle descrizioni narrative della classica famiglia abruzzese i ruoli e le caratteristiche sono sempre definiti, secondo un cliché tipico. I personaggi vengono stilizzati così come li ritroviamo ritratti nell'album delle foto di famiglia: la mamma negli anni 70, con la permanente e il grembiule a fiori, il papà che posa davanti all'automobile di famiglia, i bambini in fila, dal più grande al più piccolo, il nonno con il gilet sotto alla giacca e il bastone, la nonna con il tuppino grigio e con gli orecchini d'oro, le recchjìne.
Con il passare del tempo, il personaggio che è rimasto fedele allo stereotipo della narrativa abruzzese è soprattutto quello della nonna, che noi immaginiamo secondo la rappresentazione che tutta la produzione fotografica, dal passato ai giorni nostri, ci ha mostrato come donna energica e tutta d'un pezzo che, alla frivolezza dell'apparire contrappone la forza dell'essere.
Tutti noi li abbiamo visti alle orecchie delle signore abruzzesi: gli orecchini d'oro, le recchjìne de 'na vote che esse portavano sempre, probabilmente da quando li avevano sostituiti alle recchjìnielle, gli orecchini piccoli da bambina.
Semplici, dalle poche incavature nei disegni sobri. Lineari eppure così eleganti.
Da essi le nonne non si separavano mai. Si adornavano con questi monili dallo stile composto, sia nella quotidianità sia nei giorni di festa grande.
A domani, con una nuova casellina del Calendario dell'Avvento d'Abruzzo.
Concetta D'Orazio
martedì 1 dicembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2020 - Mercoledì 2 dicembre - Lu vracìre
Il secondo giorno del nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, versione 2020, mercoledì 2 dicembre, è dedicato alla menzione di un particolare contenitore utilizzato pressapoco fino alla metà degli anni '80, quando ancora ne vedevo accesi all'interno delle case, anche se ormai esso veniva utilizzato più per capriccio o per creare una certa atmosfera, che per reale necessità.
In tempi antichi, invece, il recipiente con la brace ardente contribuiva principalmente a creare caldo tepore nelle abitazioni.
Lu vrascìre, il braciere, nelle case abruzzesi, non provvedeva solo al riscaldamento di un piccolo ambiente ma aveva la vera e propria funzione di favorire l'aggregazione.
Lu vrascìre veniva posizionato nel mezzo di una pedana di legno predisposta a questo uso. Le persone si sedevano attorno ad essa, spesso appoggiandovi anche i piedi. Nascevano così chiacchiere, narrazioni di storie. I nonni intrattenevano i nipoti con il racconto di favole, a volte di tradizione contadina, spesso provvedendo nel contempo anche ad attività domestiche come rammendare abiti, lavorare a maglia o pulire le verdure.
Il raccoglitore di braci veniva realizzato in rame nella parte interna e in ottone nella parte esterna.
Oggi esso è divenuto oggetto da collezione, in genere è conservato nelle case ed esposto insieme ad un altro caratteristico recipiente tipico abruzzese: la conca.
A domani, con una nuova casellina del Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2020.
Concetta D'Orazio
lunedì 30 novembre 2020
Calendario dell'Avvento d'Abruzzo 2020 - Martedì 1 dicembre - Lu vine.
Cari amici, quest'anno non ho avuto molto tempo per organizzare in anticipo il Calendario dell'Avvento d'Abruzzo con nuovi argomenti inerenti alla nostra regione.
Il Calendario tuttavia è per me e per il blog questepagine una bella tradizione e rinunciare ad essa sarebbe motivo di grande dispiacere. Perciò ho deciso di aspettare il Natale, dal 1 al 24 dicembre, riproponendo varie tematiche care agli abruzzesi, sperando di far cosa gradita a molti.
Questo di fianco è lo schema base del Calendario: da oggi, 1 dicembre 2020, inizieremo ad aprire una casellina al giorno.
giovedì 19 novembre 2020
domenica 25 ottobre 2020
Torneremo a viaggiare
Sì,
la salute prima di tutto, per carità.
Quello
che più mi manca, in questo periodo, è preparare le valigie e organizzare la
lista delle cose da fare e dei luoghi da visitare.
L'attesa
di un viaggio è il viaggio stesso, direbbe qualcuno, ma quanta tristezza
nell'essere consapevoli che, al momento, non abbiamo niente da aspettare: non
ci sono date, non ci sono programmi, non ci sono certezze, non ci sono
biglietti d'aereo.
Manteniamo
però la speranza, la speranza di poter scegliere finalmente una nuova località
da visitare, di poter stilare con precisione un nuovo programma; poi l'ansia di
aver preso tutto, di controllare, di prenotare biglietti, di saper cogliere le
offerte e di mettere da parte i soldi necessari.
I
viaggi sono sempre stati una grande occasione, per la nostra famiglia, di
aspettativa, di curiosità e, perché no, anche di litigate su cosa preferire,
cosa scegliere, quanto spendere, dove andare, quanto trattenersi, quando
tornare.
Ecco,
oggi mi manca quell'atmosfera di complcitià che si crea quando si decide di
andare insieme.
Quel
meccanismo emotivo che abbraccia la preparazione di un viaggio.
E
se ci penso, due lacrime mi scendono pure.
In
queste foto è riassunto un viaggio che facemmo nel 2012. Arrivammo in Slovenia,
dov'era il nostro alloggio, a Rateče Planica per la precisione. Da lì, le
nostre escursioni verso la città di Kranjska Gora e le sue atmosfere invernali,
da dove i miei figli, piccoli, tra le altre cose, inviarono una cartolina (di
carta, eh) con francobollo (addirittura) alla loro scuola.
Attraversammo
il confine e ci spostammo verso l'Austria. Le meraviglie dell'attesa natalizia,
dei mercatini e delle bevande calde ci aspettavano a Villach, città della
Carinzia, dove, tra le altre cose, facemmo anche un giro su un trenino che
attraversava la città, con le coperte sulle gambe!
I
bambini si divertirono molto a pattinare sul ghiaccio.
Ci
dirigemmo quindi verso Velden am Wörther See, la meravigliosa cittadina sul
lago Wörthersee che, nei giorni dell'avvento, ospita un presepe galleggiante.
Qui ammirammo i mercatini, bevemmo bevande bollenti, riscaldandoci vicino ad
uno dei tanti fuochi disposti all'interno di simil otri di legno, disseminate
lungo il cammino. Sul palco, posto al centro di una piazza, una gentile
cantante dedicò persino un brano di auguri a mio figlio, per festeggiare il suo
compleanno!
Torneranno
i nostri viaggi.
Noi
li stiamo già immaginando.
#viaggi #viaggi2020 #lockdown
venerdì 17 luglio 2020
Esprimersi in italiano ai tempi del Web. Parole al contrario.
Qualche tempo fa, sulla mia pagina di Facebook, ho chiesto ad alcuni amici di indicarmi gli errori in lingua italiana o i modi di dire moderni che mal sopportavano, leggendo sul Web.
Ho scoperto che a parecchie persone, così come a me, rimangono sullo stomaco le ripetizioni di modi di dire o le mode di espressione, che ormai leggiamo quotidianamente sul Web.
Negli anni, anche i luoghi comuni hanno subìto una trasformazione e si sono per così dire adattati ai modelli comunicativi e alle piattaforme di incontro sociale.
Più che ad una vera e propria casistica di modi di essere e di pensare, mi riferisco in questa sede a maniere di esprimersi, soprattutto in scrittura, che sono poco eleganti, sicuramente ripetitive, spesso sbagliate.
Insomma espressioni che sono diventate di uso comune e quotidiano ma che ad orecchie come le mie provocano un fastidioso disturbo.
Procedo con una sommaria elencazione dei misfatti linguistici, tenendo ben presente le segnalazioni che mi sono arrivate dai miei amici che potete leggere sulla mia pagina Facebook.
- Rafforzare una negazione o un'affermazione con l'avverbio assolutamente.
Assolutamente no, assolutamente sì.
- L'utilizzo inadeguato e spesso errato di alcuni verbi, sia nel significato sia nella forma: attenzionare, supportare, notiziare.
- L'uso indiscriminato di puntini di sospensione, di punti esclamativi ed interrogativi, infilati in successione e in gran numero.
- Scrittura in maiuscolo.
- Spesso le parole sono adoperate con un significato sbagliato: è tipico dei nostri giorni, ad esempio, affibbiare all'espressione piuttosto che il valore disgiuntivo (che cioè separa o propone alternatva) in vece del giusto valore avversativo (che oppone).
- Inserire k al posto di ch. Scegliere X in vece di per.
- Perdita del corsivo.
- Scegliere parole straniere in vece delle corrispettive in italiano.
- Iniziare una frase con l'espressione E niente...
- Terminare una frase con l'espressione ...ne abbiamo?
- Azzardati neologismi come ti lovvo (ti amo) e muoro (muoio).
- Finire un periodo con ...per dire.
- Prediligere la discutibile espressione ma anche no, che sembrerebbe accostare la negazione (no) alla avversativa (ma) e alla aggiuntiva (anche).
Che gran confusione!
Insomma, oggi le parole non hanno più il peso e l'importanza che detenevano negli anni passati. Spesso esse vengono utilizzate in maniera sbagliata, non attenta al significato, stravolta nella forma.
Mi verrebbe quasi da dire: al contrario!
Concludo qui, attendendo nuovi spunti, e ringrazio di nuovo gli amici che sono intervenuti e di cui potete leggere le posizioni sulla mia pagina Facebook.
Concetta D'Orazio
Addolcire i sassi, metamorfosi di una scrittura - Editing
"E" come editing

























