sabato 22 giugno 2013

Intreccio di sensi nell'ora dei ricordi. Ballo con musica.




Un dondolo, nell'aria che s'è fatta benevola, accarezzando la pelle da prima accaldata. Un profumo solletica i sensi tutti. E mi sembra di ascoltare un odore. No, non è un odore. Mi pare di aver visto un rumore. No. É solo un gusto troppo acceso o un composto troppo molle.
Mi guardo intorno e vedo dolce. Ascolto attentamente e odo giallo. Manipolo con accortezza e prendo una canzone.
Una melodia lusinga i miei pensieri. E si fanno idee. E si fanno ricordi.
No, non sono triste. I ricordi possono essere anche ricordati. I ricordi non devono necessariamente essere vissuti. Basta rammentarli e accompagnarli nella mente.
E mentre dondolo, ridiscendo in quell'età, quella dove tutto il resto sembrava futuro. Quella dove non c'era rimpianto ma solo desiderio.
In quell'età ritorno e vedo orecchie che ascoltano, nasi che odorano, mani che manipolano.
E vedo occhi che s'inteneriscono. Si arrabbiano. E poi tornano dolci.
Allora i sensi parevano avere un loro ordine, nessuno si confondeva. Tutti procedevano insieme, eppur separati ed organizzati.
Allora si guardava, si respirava, si ascoltava. E si rideva. E si piangeva.
Il dondolo non si ferma. La musica non si calma.
Quella melodia che sembra valzer o forse è una ballata.
E sono meravigliosamente all'inizio di quel tempo, quando i sensi hanno cominciato a mescolarsi. L'età è quella della responsabilità. Quando si univa alla severità pur uno strano senso di compassione, di tenerezza.
É stato allora che sensi hanno iniziato a mescolarsi, le mani a guardare, gli occhi a odorare, le orecchie a colorare.
Ma la musica continua. Il valzer si fa più lento.
Il dondolo mi riporta al tempo di adesso. E io non so più distinguere se guardo per vedere, se ascolto per sentire, se assaggio per gustare.
Mi dondolo e non ho più divisioni fra i sensi miei.
Vorrei sapere ancora usare quelle mani di una volta, per manipolare quella musica di tenerezza, per ascoltare quel colore di dolcezza.

Concetta D'Orazio