sabato 6 luglio 2013

Sulla ragione sottile e la disponibilità ingenua

Considerando questioni spensierate, mi è capitato a volte di chiedermi: cosa vorrei se potessi avere subito quel che desidero?

Non preferirei sicuramente la soddisfazione della vanità esterna. Non disprezzo abiti, trucchi, calzature, questo no, ma mai, nemmeno negli anni miei più giovani, ne ho fatto proposito essenziale.

Mi piacerebbe invece accontentare la vanità più interiore, quella che si nasconde nella ragione sottile, che a volte si mostra, beffarda ed infingarda, ma che è restia a dialogar con tutti.
È difficile, lo ammetto, esaudire le sue richieste. Tante volte mi indigno con lei, giudicandola a guisa di persona molesta, e finisco per dolermene con essa stessa.

Ho intrapreso ormai una lotta che pare iniqua: io mi faccio accondiscendente, essa, la ragione, si fa maldicente. Io cerco di giudicare tutto il prossimo con animo benigno, pietoso e tenero, essa, la ragione, mi fa vedere i difetti e, quel che più è terribile, le debolezze altrui. Io mi dico "Ma dai, ma in fondo è tranquillo!" lei mi risponde "Ma sì, è un tipo da nulla".

La lotta continua ad ogni ora, ad ogni incontro. Io finisco per soccombere alla mia ragione sottile.

E non ne esco felice, ma sicuramente, alla fine, essa, la ragione, mi ha salvata!
Cosa vorrei se potessi avere subito quel che desidero?
Vorrei che io riuscissi a parlare e a interagire con alcune persone, prestando voce alla mia ragione logica e sottile. Non alla mia disponibilità.


Concetta D'Orazio