mercoledì 26 febbraio 2014

Diventare famosi con il Self Publishing






Funziona così: un po' ci è sempre piaciuto scrivere. Un po'.
A dire la verità, un pochetto ci è sempre piaciuto pure fare nuoto, giocare a calcio, a tennis, tirare di scherma e ballare sulle punte.
Anzi, eravamo proprio bravi.

Ma questo ora non ha importanza. 
Adesso abbiamo fatto una meravigliosa scoperta: amiamo scrivere. 
Sì, avete capito bene. 
E non importa che tanto giovani non siamo più, o almeno non lo siamo tutti. Quello che veramente ci sta a cuore è che noi da grandi avremmo voluto fare lo scrittore.

Cosa volete che ci interessi che noi adulti lo siamo già da un pezzo?
C'è forse un limite a sognare? Certo che no!
E noi vogliamo fare lo SCRITTORE.
Lo desideriamo davvero così tanto che ci caliamo benissimo nella parte. Creiamo di tutto: blog da scrittore, sito da scrittore, fan page da scrittore. 
Tutto per informare il mondo distratto che noi sappiamo scrivere, scriviamo e scriveremo. 

E che? Gli amici, i parenti, i vicini di casa, tutti lo devono sapere. Anche quelli che fanno finta di niente, guardandoci di traverso, ridendo sotto ai baffi, quando ci incrociano per strada.
Cosa avranno da ridere?
Chi è che voleva diventare pompiere? Anche noi abbiamo un sogno nel cassetto, beh, in fondo in fondo al cassetto, proprio dietro a tutte quelle carte.
Noi abbiamo sempre sognato di buttar giù parole, nero su bianco.

E soprattutto, con cuore magnanimo, abbiamo deciso di voler mettere i nostri scritti a disposizione di tutti. Anche di quelli a cui non importa mezzo fico di ciò che componiamo.
Ma noi siamo munifici e gran signori. Le nostre sono aspirazioni nobili. Non c'è che dire.
Sì, va bene, prima di fare questa scoperta facevamo altri lavori. Ma non stiamo a guardare il capello, figuriamoci a spezzarlo. Quei mestieri con i quali campavamo erano occupazioni provvisorie che ci hanno permesso di mangiare, in attesa di rivelare al mondo che: noi siamo SCRITTORI.

E come si diventa oggi scrittore?
Beh, prima di tutto si strimpella qualcosa, alla meno peggio.
Chi vuole si siede alla scrivania, chi no scrive due righe anche all'impiedi, utilizzando il dispositivo che preferisce: computer, tablet. Anche il telefono va bene per strimpellare.
Una volta messa giù la bozza, si procede ad una prima, spesso anche unica, rilettura. 
Non possiamo stare a perder tempo noi. Abbiamo così tanto da fare!

Passiamo quindi allo step successivo alla stesura, di pari importanza, se non di più: la creazione della copertina.
La cover! La nostra croce e delizia. La cover ci presenta, ci annuncia, insomma: la copertina è il biglietto da visita del nostro libro. 
Decidiamo allora di spendere pure qualche spiccio per ottenere un risultato discreto. Abbiamo risparmiato prima, quando pensammo di non buttare qualche eurino per far leggere quello che abbiamo strimpellato a qualcuno che sa bene come si gioca con la penna. L'eurino ora ci avanza per la copertina.
La vogliamo bella, bellissima. La desideriamo così tanto, la nostra immagine, da sognarla anche di notte. Eh, sì che dobbiamo aspettare, dobbiamo attendere che il grafico ce la fornisca nuova di zecca nella sua confezione col cellophane.

Ma quant'è bella la nostra copertina! Meglio di quel che c'è dentro. Ma che c'importa: dobbiamo farci vedere, prima di farci leggere
E, si sa, se carta canta, copertina parla.

Andiamo avanti. Testo, copertina, sinossi: li abbiamo.
Noi lo sappiamo ma lo sappiamo solo noi.

Ora inizia il bello. Dobbiamo gridare al mondo, sì sempre a quel mondo distratto, che esistiamo come esseri scriventi, prima che pensanti.
Ci accorgiamo così che per poterci fare notare dobbiamo godere anche di un po' di fama. Insomma, dobbiamo diventar famosi, senza inutili giri di parole.
Quale modo migliore di un tuffo social?

Senza tema e con tanto ardimento, ci iscriviamo di qua e di là. Frequentiamo gruppi, ne creiamo altri. E chiacchieriamo, chiacchieriamo, per iscritto naturalmente. E certo, noi scriviamo. Mica pizza e fichi!

Fra di noi, fra i nostri simili, trascorriamo tante ore. Ci diciamo cose. Sempre le stesse cose: e le lunghezze dei giorni di promozione. E la conversione dei file per la pubblicazione. E le case editrici. E quelle a pagamento. Ma tu l'hai controllata la sinossi? Ma hai letto quella recensione? Ma quello chi crede di essere?

Insomma siamo così carini ma così carini, che, in confronto, le sorellastre ricche e brutte di Cenerentola, sembrano tirocinanti.

Continuiamo però a far finta di niente. E ci raccontiamo. Ci confrontiamo. Certi teatrini!
I  più bravi, i più scafati, a cui, in verità, del Self Publishing importa tanto quanto la decennale provinciale di corsa con il papavero, hanno capito qual è il modo per farsi breccia nel cuore degli aspiranti self-scrittori: li aiutano, li consigliano, si fanno in quattro.
Insomma, cercano di fare la scarpetta in compagnia, laddove non avanzano nemmeno le briciole.

Ma ritorniamo ai nostri colleghi. Quelli che sono proprio come noi, motivati da un sincero e serio interesse verso il Sel Publishing.

Quanto ci piacciono i nostri simili, sì quelli come noi. Quelli che avevano il nostro stesso sogno nel cassetto. Tutti l'hanno buttato fuori, il sogno. Alcuni hanno buttato anche i cassetti.
Ne hanno trovato tanti, abbandonati in discariche abusive. Quanti cassetti hanno rinvenuto, lasciati lì da aspiranti scrittori impenitenti.

E chi l'avrebbe mai detto? Fino a qualche tempo fa conoscere uno scrittore era impresa memorabile, da ricordare nell'agenda personale, e ora, all'improvviso, scopriamo di essere circondati da persone che hanno pubblicato uno, due, tre, quattro e tanti a iosa libri?
Quanti autori! Ci sentiamo circondati!

Pensavamo  di aver finalmente trovato la nostra strada artistica: fantastica, meravigliosa.
Il problema è che questa fantastica strada è molto affollata. Affollatissima.
Insomma, cercavamo il modo per farci vedere, notare, LEGGERE.
Ci accorgiamo di avere fatto la scoperta dell'acqua calda.
Tutti insieme, in gran compagnia!


Concetta D'Orazio