domenica 1 marzo 2015

Ma chi è?

Zitta. Non ho parlato, nemmeno ho scritto sul quaderno, come di solito faccio quando mi trovo in situazioni inverosimili.

Ieri, sul presto: sono rimasta in silenzio, mentre la mente mi cantava strane e malinconiche melodie.

Le canzoni, poi, si alternavano ai silenzi e io sorridevo a chi mi stava davanti. Le acconciavo la bocca a contentezza, ma lei, caparbia, me la restituiva arrossandola di mestizia.
Allora sono rimasta ferma, limitandomi a guardarla. Senza dire una parola, né azzardare un ghigno.

La vedevo: davvero insolita quella persona. Aveva gli occhi ancora addormentati. Si passava la mano fra i capelli. Se li acconciava. E poi tornava a lisciarseli.

Ho deciso, alla fine, di non considerarla. Avevo altro da fare. Io.

Non è possibile. Ancora! Il primo pensiero di questa mattina non può essere rivolto di nuovo a quella! Ma che mi prende? Nemmeno la conosco.
È vero: ieri sono andata via e non l'ho neppure salutata. Dai, ora le faccio un cenno, così, solo per cinque minuti, tanto per non fare la figura della maleducata.

Mi ci posiziono di nuovo davanti. Ancora la solita vestaglia! Ma da dove arriva questa?
L'orecchino, lo sta perdendo. Ecco, se n'è accorta: svelta, con la mano destra, lo tira su e stringe un po' la monachella.

Avrei molti impegni, oggi, ma quasi quasi mi è venuta curiosità. 
Una tipa così: e quando mi ricapita? Potrei scriverci un libro.

Indugio, osservo quegli occhi. Mi soffermo sulle labbra. 
Ora che fa? Se le morde?
Che abbia avuto qualche pentimento? Ah, già. Si sarà appena accorta di essere uscita in camicia da notte! Che figura. 
Qualcuno avrebbe dovuto avvisarla prima. 
Ma tanto a me cosa importa?

Va bene, il mio dovere l'ho fatto. Lei oggi non mi ha nemmeno considerata. Siamo pari.
Sto per girare i tacchi, bellezza, vado via.
No. Ancora. Basta! Che fa? Piange? Oddio. E ora cosa le dico? Come potrei consolarla? Non so niente di lei. Ma soprattutto: a me cosa dovrebbe interessare dei suoi dolori?

Azzardo una carezza? 
Azzardo una carezza.
Le faccio gli occhi teneri?
Le faccio gli occhi teneri.
Continua a piangere?
Eh, che due maccheroni! Ma cosa vuoi da me?

Eppure, adesso, quell'occhio un po' umido mi pare quasi conosciuto.
L'immagine, è incredibile, mi è familiare, in effetti, ma non ricordo: dove l'ho già incontrata? E in quali circostanze?
La lascio perdere. Troppo tempo buttato ad osservare un'ignota o forse soltanto una conoscente. 
Ma chi crede di essere? 

Ah. Hai smesso di piangere, eh? 
Guardati ora. Che fai? Mi strizzi l'occhio da rapa lessa?
Avrei voluto trovare una maniera per consolarti e invece tu mi ringrazi con quel riso maligno?
Mi prendi in giro. Ma tu pensa.
Che arrogante che sei. Mi sento attraversata dalla tua insolenza.

Presuntuosa. Non sei l'unica ad avere i capelli, sai?
Sono lunghi? Embè? Io li vedo tutti intrecciati. Mettiti in ordine, che così fai ridere!


Vai a far del bene alla gente.


C. D'Orazio