mercoledì 25 marzo 2015

Penne e tapparelle: la scrittura nel dosatore del detersivo

Di come ritagliarsi un posticino da scrivente, fra i mille mestieri della giornata.



Prendilo, arraffalo e poggiatelo sulle gambe. Il portatile è finalmente tuo! 

Lo apri. Con mano tremante sul pulsante di avvio. Clicchi, fai, inizi, controlli, ancora incredula di avere a disposizione quell'oretta tutta per te. 
Non ti par vero.

Hai una casa da portare avanti, una famiglia di lavatrici (o una lavatrice di famiglia) da sistemare. 

E poi c'è la polvere da tirare, l'orto da avviare. Il giardino. 

Oddio, ho detto giardino? Quel manto informe di sempreverdi fili d'erba che arrancano a sfidare il cielo, pure nel freddo ghiacciato di dicembre e gennaio?
Spaghetti pallidi che, nonostante l'anemia, svettano fino al firmamento, rovinando l'uniformità della restante copertura erbosa che invece se ne sta in silenzio, e soprattutto ferma, ad aspettare la primavera.

Sì, ci sono quei ciuffi di fili spregevoli, sempre, e sono appunto verdi. Per questo motivo li chiamo sempreverdi (a volte la mia banalità raggiunge limiti di guardia, ma non posso farci niente). 
La soluzione però è presto trovata: fa freddo, fuori si gela. Ma che ti affacci a fare verso il giardino? Occhio non vede, tosaerba non duole.

Dunque dicevo, mentre assapori in silenzio quel sottile godimento che solo una oretta di requie dagli affanni casalinghi può darti, ti capita all'improvviso di tornare con la mente a considerare le faccende che soltanto dopo la chiusura della tua connessione ti imponi di sbrigare. 

Ma tu hai l'occhio vizioso, ormai è risaputo. Sì, l'occhio avvezzo, e dunque degenerato a controllare di sfuggita quel che c'è da fare fra le mura della tua candida dimora. E, purtroppo, pure fuori.

Per ovviare al tuo difetto, ti obblighi, mi obbligo, a guardare in giro il meno possibile, onde evitare di trovare panni, sporchi e puliti, accatastati da qualche parte, giocattoli dimenticati nei posti più improponibili, calzini appesi alle maniglie della porta, a mo' di stendardo di gloria per un duello da poco sostenuto. Quello compiuto ieri sera, per il lavaggio dei piedi, da parte del proprietario dei calzini. Con la sottoscritta.

Insomma dicevo, cerchi di non pensarci, ti sforzi di concentrarti nei tuoi affari di giro pomeridiano sul Web. Ci sarebbe la posta da controllare. Ah, sì, poi c'è quella notifica. Vediamola.

Ma non ti eri ripromessa di scrivere un piccolo brano del tuo nuovo libro? In mezz'ora abbondante potresti almeno imbastirlo.
Se non fosse che, della mezz'ora rimasta, una decina di minuti ti ha già fatto ciao ciao.

Non ti perdi di animo. In fondo la cucina può sempre aspettare. Certo il ragù sarà meno ristretto, ma pazienza. E, di sicuro, per cena non ci sarà un contorno di verdura cotta ma i miei conviventi, familiari mangianti, non possono avere tutto da una che, seppur per diletto, ama scrivere.

La scrittura, in fondo, viene prima. Perbacco. Sei o non sei, sono o non sono, un'intellettuale?
D'accordo, dicevo per scherzare.

Sì, ma bando alle chiacchiere, l'ora sta per scadere. Avvii il programma, inizi a digitare. Una. Due. Tre. Meraviglia! Hai appena messo insieme un bel periodo generoso di vocaboli, traboccante di proposizioni. Brava.
Il ditino è lì, ligio sulla tastiera, quando, dopo un apostrofo ben assestato e una virgola posizionata ad arte, si blocca.
Guarda che hai scritto la parola "giardino". Lo so che l'avevi utilizzata per l'incontro tra i tuoi protagonisti ma non avresti dovuto farlo!

Ora quella, la parola appunto, ha fatto pericolosamente innescare un vorticoso giro di pensieri: giardino ha richiamato fiori ma, subito dopo, ha sollecitato l'idea del prato verde. 
Il manto d'altronde ha evocato il concetto di ordine, omogeneità. E da qui ai lunghi, seppur radi, fili d'erba maleducati è un passo.

E dire che tu in giardino avresti voluto solo che i personaggi del tuo libro si scambiassero un tenero e inutile bacio! 
Non si può più star tranquilli, nemmeno in un romanzo.

Giardino allora uguale a pensiero all'esterno: lasci la tastiera, sposti la tenda. Butti poco lontano l'occhio. Lo sguardo si incanala nell'omogeneità generica, poi intralcia nello scomposto rimestio di ciuffi impenitenti. 
Ti accorgi di come questi, a differenza dei loro colleghi diligenti, vogliano ad ogni costo sottolineare la loro rivolta ai cicli vitali e di riposo a cui madre natura ha pure posto una regola da sempre. Quella del tipo: a gennaio ci si ferma, l'erba non cresce e dunque il giardino rimane tutto sommato a livello dell'ultima rasatura, di un colore apatico, tendente al nocciolino asfittico, ma pur sempre al limite della ricrescita. 

E invece no, loro hanno  la faccia tosta di brillare pure, quando quel solicello invernale pensa bene di rovinare la tua tranquillità di giardiniera impenitente.

Ormai l'ora è passata da un pezzo. Decidi che è arrivato il momento di tirare fuori dal ripostiglio il tosaerba. Lo farai più tardi, ora hai da pulire quell'angolo che avevi tralasciato. Lo straccio è pronto. Le verdure sono da mondare. L'asse da stiro è rimasto ripiegato per troppo tempo.
Svelta. Alzati. Lavora.

No, non ho detto allungati sul divano e apri di nuovo il portatile. Non hai mica ore a disposizione. Non puoi organizzare tempo libero. Non hai momenti per concentrarti.
Quelle sono cose da intellettuali.

Concetta D'Orazio