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lunedì 23 novembre 2015

Natale in Abruzzo - Le buste piene di roba



Le immagini sono ancora nitide in me, mi pare quasi di toccarle. 
Lo saranno per sempre, credo.
Non sono trascorsi molti anni, mi sembra di vedere quelle buste piene di ogni opulenza gastronomica, che ci appesantivano le braccia quando varcavamo la soglia di abitazioni altrui.

E voi ricordate quando, in occasione delle feste, esisteva l'usanza di andare a trovare parenti ed amici?
La particolarità, che rendeva le visite diverse da quelle di oggi, consisteva nella natura e nell' abbondanza del dono con cui famiglie intere si recavano a "trovare", cioè a salutare in casa, zii, cugini, amici.

Le buste di plastica, piene di roba da mangiare, più che di oggetti o regali veri e propri, rendevano palese il nostro legame e la nostra intesa con il destinatario, o i destinatari, di quanto in esse contenuto.

A seconda del grado di parentela o comunque di considerazione da parte nostra, i sacchetti venivano riempiti con vari alimenti. 
Si andava dai classici panettone e bottiglia di spumante. Si aggiungevano torrone, cioccolatini e biscotti. 
Non si disdegnavano pacchetti di pasta, soprattutto quella all'uovo che, come dicevano gli anziani, faceva più figura
Sale e zucchero si aggiungevano poco a Natale, mentre erano piuttosto riservati alle buste per altre circostanze, quali la visita per un lutto oppure in seguito ad una degenza ospedaliera. 
Il principe di ogni busta era il caffè, in confezione di platica o barattolo.

Il caffè no, non poteva mancare, in nessuna occasione. L'usanza di recarsi a casa di un familiare o amico, dopo un lutto, era addirittura esplicitata nella espressione "andare a portare il caffè".

La visita con sacchetto pieno, in alcuni paesi abruzzesi, pare essere ancora in voga, soprattutto fra le persone più anziane.

Nel racconto "Il panettone è troppo piccolo", della raccolta Riprendiamoci il Natale, ho inserito un riferimento a questa usanza abruzzese.




Ieri è scesa un po’ di neve ma non ha creato molto impiccio. La strada è pulita. Prima di passare oltre l’inferriata, bisogna suonare il campanellino: gli zii che non sono zii hanno un cane che abbaia molto. Meglio stare attenti.
Ci viene ad aprire il figlio dei padroni di casa. Non è nostro cugino ma è come se lo fosse, non vuoi altro che per logicità di parentela. È molto più grande di noi. Papà dice che ha finito da tanto tempo le medie ma poi non ha voluto continuare a studiare. È rimasto a casa, guida il trattore ed è pure molto bravo.

Entriamo. Ci troviamo subito nella sala preparata per la tombolata. Mamma poggia la busta di plastica che, nel pomeriggio, ha riempito di roba da portare per la visita: due pacchetti di spaghetti, un sacchetto di zucchero, una confezione di caffè ed una di savoiardi. Ha messo pure due torroni,  uno per ogni cugino-non cugino. Sono grandi ma i torroni li mangiano ancora. [...]

Troverete il racconto intero ed altri a questo link

Concetta D'Orazio



giovedì 12 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Giovedì, 12 dicembre 2019




Eccoci finalmente a scoprire un'altra finestrella del Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2019.
L'appuntamento di oggi, 12 dicembre, è dedicato alla splendida Chiesa di Santa Maria ad Criptas che si trova a Fossa (AQ).

La mia visita risale anch'essa alla passata estate (sto approfittando dell'occasione del Calendario per ricordare le località che non avevo ancora avuto modo di menzionare sul blog).
La chiesa è stata di recente riaperta alle visite, dopo i lavori eseguiti per rimediare ai danni causati dal terremoto.

Gli occhi non si stancheranno di girare e fermarsi sulle pareti completamente affrescate. Eccezionali infatti le raffigurazioni pittoriche che adornano le pareti, realizzate in epoche diverse (dal 1200 al 1500). 

Consiglio a tutti una visita a questo capolavoro, rimarrete davvero senza parole.

A domani,
Concetta D'Orazio






Ho scritto sul Natale d'Abruzzo in Riprendiamoci il Natale








mercoledì 9 dicembre 2020

Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Giovedì 10 dicembre 2020 - Lu servìzie de bbecchière andìche

 




Cari amici, siamo già arrivati al decimo giorno del nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2020, giovedì 10 dicembre.

Stavo pulendo una vetrinetta e ho tirato fuori questi bicchieri che tolgo solo per spolverare. Sono elementi superstiti di servizi antichi e mi dispiace sciuparli.

Un tempo i calici ricoprivano un ruolo molto importante nella vita quotidiana. Essi erano di tutte le fogge e di tutte le misure, calibrati sul liquido che dovevano ospitare. Davvero belli, con leggere incisioni o disegni a rilievo. Dovevano essere riposti in mostra, forse a testimonionare le buone condizioni economiche della famiglia.
Ogni volta che si riceveva qualche visita, si sceglieva il boccale, a seconda della circostanza e della bevanda: vino, succo, bevande varie.

Un posto particolare era ricoperto dai cosiddetti bicchierini per il liquore: piccoli e deliziosi, se ne trovavano sempre diversi, spesso con incisioni e decorazioni.

Oggi siamo meno formali e, a parte poche diverse tipologie, utilizziamo bicchieri dalla foggia molto più spartana.

Vièmm'a truvà ca ce facième 'nu bbecchière.

Si invitavano amici, promettendo bevute: - Vieni a farmi visita, così beviamo qualcosa.

Assièttete aèsse ca mo' te dènghe nu bbecchierine.

- Accomodati, ti offro un bicchierino (di liquore).


A domani, con una nuova casellina.

Concetta D'Orazio






sabato 16 novembre 2019

La quiete del lago. Eremo di San Domenico.









Tante volte osservai da lontano, mentre ero in transito sulla strada che conduce al Lago di Scanno. Immaginavo che fosse un luogo di sospiro e di respiro. Lo avevo anche letto. 
Spesso avrei voluto fermarmi ma era sempre o troppo tardi o troppo presto o ancora affollato o quasi chiuso. 
Il tempo rimandava la visita a momenti in cui avrei avuto più concentrazione per assaporare la serenità di quel luogo d'incanto.
E il tempo ha sempre ragione.
Qualche settimana fa, con la pacatezza di un giro di domenica pomeriggio, sono riuscita a compiere il mio proponimento.

Dopo aver accostato la portiera dell'auto, m'incamminai lungo il tragitto che conduce alla piccola chiesa. 
Un solido ponticello collega la strada al luogo di culto, permettendo di passare sopra alla grandiosità di un lago incastonato fra i monti. 
Le sponde sono infatti quelle del Lago di San Domenico, bacino artificiale, un paradiso alla vista e una carezza di quiete per i pensieri, nella Valle del Sagittario.
Lì, dove gli opposti declivi delle montagne si incontrano a formare la punta di un triangolo, le acque del lago rispondono di concerto, mostrandosi anch'esse ferme e di geometria capaci.



Con il capo girato ad adocchiare l'orizzonte in cui le acque si congiungono a punta alla punta del cielo, arrivai alla piccola chiesa, che, racchiusa fra le rocce, custodisce la grotta dove il monaco visse da eremita, guadagnandosi la santità.



Una volta fuori, mi affacciai di nuovo al magnifico porticato davanti alla chiesa, a godere ancora del panorama lacustre e della vegetazione rigogliosa.



Ammirai quella abbondanza di verde e di rosso e di blu, frammista alla tranquillità del luogo di preghiera e di riflessione.
Con me portai finalmente il piacere di quella visita e di quella vista.

C. D'Orazio





L'Eremo di San Domenico si trova nel comune di Villalago (AQ)

lunedì 7 dicembre 2020

Calendario dell'Avvento d'Abruzzo - Martedì 8 dicembre 2020 - Lu màcena cafè





Carissimi, nel silenzio di rispetto e di attesa di questi giorni difficili per il mondo intero, ci accingiamo a scoprire una nuova casellina del nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2020.

La giornata è quella dell'8 dicembre, dedicata all'Immacolata Concezione. La festività è sempre stata molto sentita da noi, in Abruzzo: essa, in situazioni normali, segna l'inizio vero e proprio del periodo natalizio. Le luci tornano a decorare gli interni e gli esterni delle case. 
Quest'anno è andata così, ma cerchiamo di mantenere vive le nostre tradizioni, per quel che possiamo.

Per il Calendario dell'Avvento di oggi ho scelto un altro oggetto tipico, spesso presente nelle case degli abruzzesi, certo, ora rimasto solo un arnese da esposizione ma un tempo era molto utilizzato.

Parlo del macinacaffè, in dialetto lu trita cafè o lu màcena cafè.
L'utensile per ridurre i grani in polvere, alcuni anni fa, faceva la sua bella figura sulle mensole delle cucine degli abruzzesi.

Il caffè, bevanda calda che invita al sodalizio;
il caffè, lu cafè, è occasione di andare per le case a fare le pèttelarìje, i pettegolezzi.

Mìtte a fa lu cafè ca mo' te venghe a truvà.

L'amica, la vicina, la commare telefona e nella sua voce già si sente aria di grandi novità da raccontare: - Prepara il caffè che arrivo.

So preparate la bušte, dumane vaje a purtà lu cafè Nennarèlle ca à remenùte da lu 'spedale.

"Andare a portare il caffè" era espressione che indicava la visita di cortesia a parenti ed amici, in occasione di qualche evento particolare (Ne avevo scritto qui): - Ho preparato la busta, domani vado a "portare il caffè" (far visita a) a Nennaella perché è tornata dall'ospedale.

Vi auguro una buona festa dell'Immacolata Concezione.

A domani.

Concetta D'Oazio







mercoledì 27 agosto 2014

Salzburg, sulle note del tempo - Salisburgo




Le note mozartiane ad accompagnare la nostra visita al Borgo del sale, Salzburg.

Le ombre bianche delle nuvole stanno bene al loro posto, al di sopra di queste guglie e di questi tetti, così ordinati, così con cura sistemati. Quel candore nel cielo pare assomigliare ad un vello bianco che riscalda e rassicura.

Continua la musica nella mia testa. Sento che ne ho bisogno: mi tiene compagnia nei miei vagheggiamenti di tranquillità, nella costante ricerca di quanto è bello e mi conforta.




Quell'equilibrio e quella compostezza mi si incanalano nei meandri della coscienza, aiutandomi a godere della bellezza ferma nei secoli e composta nella storia.




Le ho ripassate tutte le note, nella mia testa, mentre mi aggiro fra lo splendore dei Giardini del Castello di Mirabell



I fiori sono in posa, elegantissimi nei loro colori, posizionati amabilmente e con sapienza nei punti in cui si intrecciano le linee delle sagome geometriche delle siepi.


Decidiamo di salire. La funicolare ci accompagna fino a sopra, laddove la Fortezza, Hoensalzburg, domina il paesaggio sottostante.



E il fiato mi si ferma un po'. La sosta dell'aria che entra e esce dai polmoni è abbastanza lunga ma io sono tranquilla: quel momento di imperturbabilità è dedicato a quanto vedo sotto ai miei occhi.

Concetta D'Orazio.


sabato 9 dicembre 2017

Sabato, 9 dicembre 2017 - La spasétte

Calendario dell'Avvento d'Abruzzo

Sabato, 9 dicembre 2017 - La spasétte





In ritardo arrivo ad aggiornare il Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, ricordando un termine dialettale che designa un oggetto con un fascino particolare. 

La spasétte, il vassoio che utilizziamo tante volte, nell'arco della giornata, per offrire dolci, caffè, bevande ai familiari oppure agli amici che vengono a farci visita.
Nella nostra terra, i doveri di ospitalità sono sempre tenuti in gran conto. Porgere un assaggio, preparare una tazza di caffè oppure presentare una bevanda: azioni sincere e spontanee per mettere a proprio agio l'ospite.

Il cibo o le bevande vengono presentate su di un vassoio, la spasétte appunto, sia pure conosciuta come uantiére.



Un tempo la spasétte veniva scelta con molta cura e conservata a vista sui ripiano dei mobili delle sale: il vassoio, infatti, doveva essere sempre a portata di mano. 
I vassoi belli e pregiati venivano utilizzati per le occasioni più importanti.




Della spasette avevo già scritto in questo articolo.
Vi saluto e vi ricordo l'appuntamento di domani con una nuova parola.

C. D'Orazio




mercoledì 27 agosto 2014

Nello splendore perdersi e poi risollevarsi - Parigi

Non tutto è necessario, quando appoggi le gambe e poi il tuo passo su quelle strade. Non può esserlo perché ti manca il tempo.
Devi armarti di pazienza e confidare in una nuova visita in futuro.



È così, ogni volta, prendi tutte le emozioni, raggomitoli i sospiri, facendone incetta per tutto il periodo, lungo o meno, deciso o incerto, in cui poi dovrai essere lontana. 

Ne senti la necessità: quell'aria, quelle nuvole che fanno continuamente scherzo al sole, giocando buffe a spruzzare schizzi di pioggia.
Hai bisogno di assaporarne più che puoi perché, per quanto tempo tu abbia a disposizione, esso non è mai abbastanza per gioire almeno un po' di tutta l'arte, del tepore romantico, dei sapori e dei colori di Parigi.


Lo sguardo che accompagna le peregrinazioni nelle vie della Ville Lumière è perennemente volto in alto. 
Non voglio perdermi niente della maestosità di questa atmosfera.

Con il naso sempre all'insù, mi guardo attorno, come fossi su di una giostra, una di quelle con i cavallucci a dondolo. Mi siedo buona al mio posto, cercando di assaporare ogni riflesso delle luci che girano intorno.  
Rimango lì, con i capelli aggrovigliati e con la bocca aperta, quasi ad aspettare lo zucchero filato, come ricompensa finale per essere stata buona. 

Un pezzo di tempo, qualsiasi, è sempre poco. Non basta. 
Cammini per le strade e senti di non aver calcolato bene ogni attimo programmato per la tua permanenza.
Vorresti che tutto si fermasse intorno e che tu rimanessi immobile in quella vetrina di luci, di parlate, di gente varia.





E allora mi affretto. Mi aggiro, insaziabile, a gustar ogni cosa. 

Cerco e trovo l'opportunità di fare tutto. Devo.
Notre Dame, il Trocadéro, il Quartiere Latino, la Basilique du Sacré - Coeur, Montparnasse.

Passeggio lungo gli Champs-Élysées, mentre l'Arc de Triomphe pare controllare il mio passo, da lontano. 

Il Louvre, Il Museo d'Orsay e gli innumerevoli ritrovi d'arte e di artisti. Li faccio miei per parecchie ore e per diversi giorni.

Una camminata lungo la Rive Gauche, a sbirciare tra i libri introvabili. I bouquinistes, il loro fascino di sempre.




E cammino, cammino. Nemmeno i piedi sono gravati dalla fatica. Non vogliono fermarsi!

Parigi: la contempli e non ti stanchi. 
La saluti, mentre già ti manca.


Concetta D'Orazio



mercoledì 11 dicembre 2019

Calendario dell'Avvento. Mercoledì, 11 dicembre 2019


Eccoci all'incontro quotidiano con il nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, edizione 2019.
Apriamo la finestrella di mercoledì 11 dicembre con la riflessione su di un termine che mi è tornato in mente nel pomeriggio: lu fangòzze.

Questa parola fa parte di quella sfera del dialetto composta da termini che vanno ormai scomparendo; essi appartengono ad un tempo antico, ad un dialetto nella sua forma più genuina perché non ancora contaminata dall'influenza della lingua italiana.

Lu fangòzze era il fagotto, il fardello composto in genere da una busta piena o una borsa o comunque un contenitore che la persona si portava dietro.

Lu fangòzze poteva essere appoggiato anche sulla testa, al di sopra dello strofinaccio arrotolato, utilizzato per attutire il peso sul capo e per permettere al fagotto di rimanere in equilibrio.

Diversi erano i tipi di involto: c'era la busta da riempire di zucchero, caffè e biscotti per andare a fare visita a parenti ed amici, in occasione di una ricorrenza o di un evento. (Si legga qui)
La borsa della spesa era detta altresì fangòzze; allo stesso modo il fardello di verdure che si portava a casa, dopo la raccolta nei campi.

E ora, con questo fanguzzelle (piccolo fagotto) di chiacchiere, vi saluto dandovi appuntamento a domani.

Concetta D'Orazio




mercoledì 26 febbraio 2014

Diventare famosi con il Self Publishing






Funziona così: un po' ci è sempre piaciuto scrivere. Un po'.
A dire la verità, un pochetto ci è sempre piaciuto pure fare nuoto, giocare a calcio, a tennis, tirare di scherma e ballare sulle punte.
Anzi, eravamo proprio bravi.

Ma questo ora non ha importanza. 
Adesso abbiamo fatto una meravigliosa scoperta: amiamo scrivere. 
Sì, avete capito bene. 
E non importa che tanto giovani non siamo più, o almeno non lo siamo tutti. Quello che veramente ci sta a cuore è che noi da grandi avremmo voluto fare lo scrittore.

Cosa volete che ci interessi che noi adulti lo siamo già da un pezzo?
C'è forse un limite a sognare? Certo che no!
E noi vogliamo fare lo SCRITTORE.
Lo desideriamo davvero così tanto che ci caliamo benissimo nella parte. Creiamo di tutto: blog da scrittore, sito da scrittore, fan page da scrittore. 
Tutto per informare il mondo distratto che noi sappiamo scrivere, scriviamo e scriveremo. 

E che? Gli amici, i parenti, i vicini di casa, tutti lo devono sapere. Anche quelli che fanno finta di niente, guardandoci di traverso, ridendo sotto ai baffi, quando ci incrociano per strada.
Cosa avranno da ridere?
Chi è che voleva diventare pompiere? Anche noi abbiamo un sogno nel cassetto, beh, in fondo in fondo al cassetto, proprio dietro a tutte quelle carte.
Noi abbiamo sempre sognato di buttar giù parole, nero su bianco.

E soprattutto, con cuore magnanimo, abbiamo deciso di voler mettere i nostri scritti a disposizione di tutti. Anche di quelli a cui non importa mezzo fico di ciò che componiamo.
Ma noi siamo munifici e gran signori. Le nostre sono aspirazioni nobili. Non c'è che dire.
Sì, va bene, prima di fare questa scoperta facevamo altri lavori. Ma non stiamo a guardare il capello, figuriamoci a spezzarlo. Quei mestieri con i quali campavamo erano occupazioni provvisorie che ci hanno permesso di mangiare, in attesa di rivelare al mondo che: noi siamo SCRITTORI.

E come si diventa oggi scrittore?
Beh, prima di tutto si strimpella qualcosa, alla meno peggio.
Chi vuole si siede alla scrivania, chi no scrive due righe anche all'impiedi, utilizzando il dispositivo che preferisce: computer, tablet. Anche il telefono va bene per strimpellare.
Una volta messa giù la bozza, si procede ad una prima, spesso anche unica, rilettura. 
Non possiamo stare a perder tempo noi. Abbiamo così tanto da fare!

Passiamo quindi allo step successivo alla stesura, di pari importanza, se non di più: la creazione della copertina.
La cover! La nostra croce e delizia. La cover ci presenta, ci annuncia, insomma: la copertina è il biglietto da visita del nostro libro. 
Decidiamo allora di spendere pure qualche spiccio per ottenere un risultato discreto. Abbiamo risparmiato prima, quando pensammo di non buttare qualche eurino per far leggere quello che abbiamo strimpellato a qualcuno che sa bene come si gioca con la penna. L'eurino ora ci avanza per la copertina.
La vogliamo bella, bellissima. La desideriamo così tanto, la nostra immagine, da sognarla anche di notte. Eh, sì che dobbiamo aspettare, dobbiamo attendere che il grafico ce la fornisca nuova di zecca nella sua confezione col cellophane.

Ma quant'è bella la nostra copertina! Meglio di quel che c'è dentro. Ma che c'importa: dobbiamo farci vedere, prima di farci leggere
E, si sa, se carta canta, copertina parla.

Andiamo avanti. Testo, copertina, sinossi: li abbiamo.
Noi lo sappiamo ma lo sappiamo solo noi.

Ora inizia il bello. Dobbiamo gridare al mondo, sì sempre a quel mondo distratto, che esistiamo come esseri scriventi, prima che pensanti.
Ci accorgiamo così che per poterci fare notare dobbiamo godere anche di un po' di fama. Insomma, dobbiamo diventar famosi, senza inutili giri di parole.
Quale modo migliore di un tuffo social?

Senza tema e con tanto ardimento, ci iscriviamo di qua e di là. Frequentiamo gruppi, ne creiamo altri. E chiacchieriamo, chiacchieriamo, per iscritto naturalmente. E certo, noi scriviamo. Mica pizza e fichi!

Fra di noi, fra i nostri simili, trascorriamo tante ore. Ci diciamo cose. Sempre le stesse cose: e le lunghezze dei giorni di promozione. E la conversione dei file per la pubblicazione. E le case editrici. E quelle a pagamento. Ma tu l'hai controllata la sinossi? Ma hai letto quella recensione? Ma quello chi crede di essere?

Insomma siamo così carini ma così carini, che, in confronto, le sorellastre ricche e brutte di Cenerentola, sembrano tirocinanti.

Continuiamo però a far finta di niente. E ci raccontiamo. Ci confrontiamo. Certi teatrini!
I  più bravi, i più scafati, a cui, in verità, del Self Publishing importa tanto quanto la decennale provinciale di corsa con il papavero, hanno capito qual è il modo per farsi breccia nel cuore degli aspiranti self-scrittori: li aiutano, li consigliano, si fanno in quattro.
Insomma, cercano di fare la scarpetta in compagnia, laddove non avanzano nemmeno le briciole.

Ma ritorniamo ai nostri colleghi. Quelli che sono proprio come noi, motivati da un sincero e serio interesse verso il Sel Publishing.

Quanto ci piacciono i nostri simili, sì quelli come noi. Quelli che avevano il nostro stesso sogno nel cassetto. Tutti l'hanno buttato fuori, il sogno. Alcuni hanno buttato anche i cassetti.
Ne hanno trovato tanti, abbandonati in discariche abusive. Quanti cassetti hanno rinvenuto, lasciati lì da aspiranti scrittori impenitenti.

E chi l'avrebbe mai detto? Fino a qualche tempo fa conoscere uno scrittore era impresa memorabile, da ricordare nell'agenda personale, e ora, all'improvviso, scopriamo di essere circondati da persone che hanno pubblicato uno, due, tre, quattro e tanti a iosa libri?
Quanti autori! Ci sentiamo circondati!

Pensavamo  di aver finalmente trovato la nostra strada artistica: fantastica, meravigliosa.
Il problema è che questa fantastica strada è molto affollata. Affollatissima.
Insomma, cercavamo il modo per farci vedere, notare, LEGGERE.
Ci accorgiamo di avere fatto la scoperta dell'acqua calda.
Tutti insieme, in gran compagnia!


Concetta D'Orazio



domenica 10 dicembre 2017

Domenica, 10 dicembre 2017 - Lu cumblemènde

Calendario dell'Avvento d'Abruzzo

Domenica, 10 dicembre 2017 - Lu cumblimende


Cari amici, ieri abbiamo menzionato la spasétte, cioè il vassoio che si utilizzava per servire cibo o bevande agli ospiti. Ciò che veniva posto nella spasetta o nella guantiera, era chiamato lu cumblemènde.
Difficile tradurre questo termine, ho cercato di renderlo con l'italiano offerta ma la parola cumblemende racchiude un significato completo e complicato da rendere in italiano.



Quando si porge all'ospite il vassoio con dolci o caffè o bevande, si sta offrendo un cumblemènde.
Allo stesso modo, quando si va a far visita a qualcuno e si porta in dono un cibo o una bevanda, quali dolci o liquori, si recapita nu cumblemènde.



Un tempo, tutte le visite a parenti o amici erano accompagnate da questo tipo di offerta.

Senza cumpliemiènde, vale a dire senza imbarazzo, era l'espressione con cui si invitava l'ospite a prendere l'offerta che gli veniva fatta dai padroni di casa.



A domani.

C. D'Orazio







venerdì 16 dicembre 2016

16 dicembre - Gioielli d'Abruzzo, Santo Stefano di Sessanio

Mancano pochi giorni ormai al Natale e, consentendolo le temperature e le precipitazioni, si potrà approfittare delle vacanze per visitare i luoghi incantevoli d'Abruzzo.

In occasione della casellina del 16 dicembre del nostro Calendario dell'Avvento d'Abruzzo, voglio proporvi una visita al paese di Santo Stefano di Sessanio (AQ).


Incastri di atmosfere di un tempo rimasto inalterato nei secoli, rimando a stagioni dimenticate, si mantengono fedeli alle proprie origini.

A Santo Stefano si va per godere dello spirito di tranquillità che oggi abbiamo perduto, troppo impegnati a vivere la fretta del presente.






















Le immagini che parlano, ma non si sovrappongono ai pensieri, richiamano i nostri sensi, facendoci guardare quei colori che si sono sovrapposti al tempo, aggrovigliandosi perfettamente alla  scala di grigi.





















In questo periodo andate ben coperti: il paese, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, si erge a più di 1000 metri di altezza. 

L'agglomerato di epoca medievale custodisce i segni dello scorrere del tempo. Non potrà rimanervi indifferente quella signorilità di pietra e di silenzio, rotto soltanto dalle chiacchiere dei visitatori che girano fra le strade con sguardo assorto.

Cercate di assaporare il fresco dell'aria buona che s'intreccia con la saggezza della storia.




Vi lascio. Il mio appuntamento, lo sapete bene, è per domani.
Buonotte,
C. D'Orazio

Ho scritto sul Natale d'Abruzzo

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