domenica 14 giugno 2015

Uncinetti, merletti. Di bianco e di ecrù




Le sue mani si accavallavano, veloci. Quasi in preda ad un'isteria che le proveniva da un desiderio: la speranza che quel filo si attorcigliasse nel modo giusto e desse finalmente vita ad un lembo di pezza artistica.

No, mi correggo, la sua non era una speranza. Le dita avrebbero fatto girare l'uncinetto con un'abilità che non era stata soltanto appresa da piccola: la maestria nello spostare il ferro, in fretta, senza esitazione, le arrivava da dentro.

La sua non era una speranza. Era una certezza.

Un' artista sì, non potevano che appartenere ad una artista quelle dita ossute.
Le sentivo quasi scricchiolare a comando, o meglio ancora intonare un motivo andante e vivace, come se componessero una musica.



Ai miei occhi di bambina, di adolescente, e quindi di adulta, quel lavoro assomigliava ad una creazione meravigliosa. L'uncinetto non produceva solo merletti. L'uncinetto metteva in posa un desiderio interiore che non si trasformava soltanto in materia bella. 

Quel merletto non era uno schizzo da perfezionare. Mai lei avrebbe permesso che dalla composizione musicale delle sue dita potesse venir fuori solo un abbozzo.
Doveva essere perfetto. Di quella perfezione che quasi mette in imbarazzo.

Era imbarazzo, infatti, la sensazione che inizialmente provavo, guardando quelle opere d'arte di curve e di brogli sinceri di filo. Un imbarazzo buono, di quello che ti lascia senza parole e che ti fa guardare con occhi di ammirazione l'artefice di quel composto eccelso.

E menava il filo. E lo riprendeva. 
Lo passava sotto e lo faceva salire, stirandolo con le dita.
Era incontenibile. Era instancabile.

Alla musica si aggiungeva pure il movimento a tempo delle sue mani.



Musica, movimento cadenzato. Il ritmo che ne derivava era pure scandito da quel che raccontava.
Qualcuno avrebbe dovuto accompagnare con la voce quelle composizioni verbali e quelle mosse sceniche, dalla coreografia impeccabile.
E la sua voce infatti veniva dietro a musica e all'attività armonica.

Ascoltavo, guardavo. Ammiravo quel ballo di immagini. Mi impressionavo ai racconti.
Tutto insieme.

Non ho imparato, a tempo, a comporre merletti anch'io. Me ne dispiaccio.
Mi piacerebbe riuscire ad utilizzare almeno la penna, così come mia nonna usava l'attrezzo a lei tanto prezioso.


***

Mentre quel ferretto con la punta incurvata lavorava, senza pause, mi riempivo gli occhi, la testa e le orecchie.
Scenografie perfette dell'uncinetto.


Concetta D'Orazio