giovedì 28 agosto 2014

La Baviera dei Castelli - Neuschwanstein e Linderhof


Le favole esistono, sono dentro di noi, in quella parte più antica e primitiva del nostro essere.
Possiamo leggerle, guardarle.
Possiamo anche toccare quei racconti che per qualche momento trasportano la nostra esistenza in un altro mondo, in una sorta di trasloco indietro negli anni, a saggiare i fatti della storia, ricamati da veli di leggenda.

Un castello è una costruzione a metà fra la terra e il cielo, dove, pur rimanendo fermi in piedi, ci si accorge di poter mettere la testa altrove, più in alto che si può, fino a fare un cenno a quelle nubi che stazionano lì. Sopra ma non troppo.






Schwangau, comune nei pressi di Fussen, nel sud della Baviera, con pazienza  attendevo che arrivasse il mio turno per la vista al Castello di Ludwig II.

Neuschwanstein, il fiabesco, lo osservavo da sotto: è strano come mi sembrasse al contempo imponente ma di fattura leggiadra, quasi quell'edificio così robusto e maestoso volesse non disturbare troppo le fantasie di grandi e piccini: principi e principesse, fiabe incantate.



E poi, finalmente all'interno, quella sensazione di magnificenza mista alla delicatezza si moltiplicava, fino a farmi estraniare completamente.




Ora sono nel sogno - mi dicevo - devo prenderlo tutto, non lasciarmi sfuggire nessun particolare.
Cielo e terra, nuvole e pietre, esterno ed interno. Tutto è diverso dal disegno tracciato prima nell'immaginazione. 
Adesso è differente perché è vero.

E io lo so, e tu lo sai e ti lasci andare, abbandoni la fantasia, le braccia, le gambe. Tutto dentro a quel vagheggiamento di tempi diversi e altri.
Lontana, nelle mie fantasie, inizio ad immaginare come a Ludwig II piacesse davvero rincorrere liberi i pensieri, facendoli correre spensierati fra il verde ed i fiori.



Lo intuisco dalla cura e dall'eleganza del sontuoso giardino che corona un'altra sua dimora, il Castello di Linderhof, nei pressi della cittadina di Oberarmeggau.





Non riuscirei a descriverne la bellezza. Neppure a me stessa. Mi limito, adesso come allora, a fotografarne nella mente quei ghirigori di siepi,  quelle fantasie che riempiono di colori e di vista leggiadra il luogo incantevole.









Ammiro la perfezione e la cura che si allarga ai particolari, tenuti perfetti alla stregua di tutto il parco.
















Ogni angolo ha le movenze indisturbate di una natura che riposa ma si mostra, tranquilla, agli occhi del visitatore.





E io sento di poter trascinare il mio essere, con delicatezza, fra quelle meraviglie. Lo faccio con dolcezza. 
Per non importunare.

Concetta D'Orazio