venerdì 2 dicembre 2016

2 dicembre - La callare e lu callarucce





Venerdì, 2 dicembre 2016

Cari amici, benvenuti anche oggi all'appuntamento con il Calendario dell'Avvento d'Abruzzo.

I risvegli, in questo mese sono meravigliosi. Sarà l'anima bambina, sarà la tenerezza del momento ma le mattine dicembrine hanno un odore e un sapore che mai trovo negli altri mesi dell'anno.

Forse è un po' il bisogno della tranquillità del periodo passato, quello bello in cui sembrava non dovessimo preoccuparci granché di questioni politiche, economiche, sociali. Il mondo andava avanti, con le sue vicende positive e pure negative certo, ma a noi sembrava di poter decidere del nostro futuro, a prescindere dalle sue questioni.
Andavamo a scuola e progettavamo la nostra vita. Tutto quello che ci interessava allora era mantenere allegra la nostra gioventù e prepararla per il domani.

Anche a quei tempi (anni '80 e '90) dicembre era dicembre: un mese incantato di atmosfere.
E, a dicembre, si doveva mangiare!
A dicembre, si doveva per forza mangiare.
Sì, era una regola. Sembrava quasi che digiunare nel mese del Natale dovesse essere una sfida temeraria contro il destino. 
Guai a paventare una dieta ipocalorica!

Nel periodo dell'Avvento ricordo che nella nostra cucina si era incessantemente al lavoro: dolci, stuzzichini salati, verdure e tanto altro.
Le pentole erano sul fuoco, sempre, quasi che nelle case ci si dovesse preparare a sostenere gravissime carestie per il futuro.

In questo periodo le nostre mamme tiravano fuori tutto l'armamentario, che magari era rimasto nei mobiletti fino ad allora. Pentole e pentolame vario, padelle e vaporiere in ogni dove.
Ma il re rimaneva lui: lu callare.

Lu callare era la pentola che maggiormente stazionava sulla piastra del gas: la si utilizzava per bollire, cucinare pasta, legumi, verdure.
Questo nome originariamente era dato al recipiente che si usava per cuocere cibo o bollire acqua e che veniva appeso all'interno del focolare, sopra la fiamma.

In seguito il termine passò ad indicare un recipiente per la cottura, dapprima in rame, oggi generalmente in alluminio.
A seconda della capienza, si distinguono: lu callare e lu callarucce, più piccolo.



Lu callare, al maschile, si trasforma in la callare, al femminile appunto, ed indica il pentolone gigante che veniva messo sul fuoco quando c'era la necessità di far bollire grosse quantità di vasetti o di bottiglie di conserve, come quelle di pomodoro (ne ho scritto qui).
Si posizionava su di un treppiedi, sotto cui veniva alimentata la fiamma, per lo più con un tubo collegato ad una bombola a gas.

Nelle vecchie cantine è possibile trovarne ancora, appese ad un gancio nel muro.

Quindi, riepilogando:
- lu callare/lu callarucce: per la cucina di tutti i giorni, sul gas.
- lu callare originario: per impegni culinari più importanti. Un tempo si appendeva nel focolare.
- la callare: era il contenitore per la bollitura delle conserve, appoggiato ad un treppiedi sopra ad una fiamma di emergenza.

Per oggi concludiamo qui. Vi lascio l'appuntamento per domani.
Prima però vi ricordo una ricetta di un piatto tipicamente del periodo natalizio: lu cardone.

http://questepagine.blogspot.it/2015/11/natale-in-abruzzo-lu-cardone.html










C. D'Orazio

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Ho scritto del Natale in Abruzzo in Riprendiamoci il Natale